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L’ittiosauro accende la curiosità In 150 per l’eccezionale scoperta

D.M.
L’ittiosauro accende la curiosità In 150 per l’eccezionale scoperta

Sala di Pavullo gremita per il ritrovamento di Riccardo Rondelli L’Università analizzerà la matrice per ricostruire quanto possibile 

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la presentazione

Tutti pazzi per l’ittiosauro a Pavullo. La serata di presentazione dell’eccezionale scoperta del geologo Riccardo Rondelli ha riscosso grande partecipazione: 150 persone hanno gremito venerdì sera la sala consiliare.

Il “tesoro” preistorico è stato posto su un tavolino coperto da un telo alzato solo dopo l’illustrazione da parte di Rondelli e di Cesare Andrea Papazzoni (ricercatore Unimore) del contesto storico-scientifico in cui è maturato il ritrovamento, che non ha eguali a Pavullo e si distingue anche dai precedenti nel resto dell’Appennino per la presenza del pezzo “master”: quello da 30 centimetri che vede una serie di dischetti vertebrali posizionati ancora in sequenza anatomica, unicum assoluto. Praticamente il fondo marino su cui si è appoggiato lo scheletro, fossilizzando. Gli esperti hanno spiegato come Pavullo 100 milioni di anni fa fosse 4mila metri in fondo all’oceano, motivo per cui qui non possono esistere resti di dinosauri ma solo di animali del mare. Come questo rettile molto simile a un tonno, considerato tra gli ultimi prima dell’estinzione.

Al dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Unimore adesso analizzeranno la matrice mineraria per datazione sicura, e soprattutto hanno intenzione di sottoporre a ultravioletti e Tac il pezzo grande per vedere cosa c’è nella successione dei dischetti vertebrali: «È un lavoro difficile, ma proveremo a trarre tutte le informazioni possibili» ha detto Papazzoni, annunciando una pubblicazione scientifica. «È stata una scoperta fortuita durante un’escursione - ha ribadito Riccardo - sarebbe folle mettersi a cercare cose di tale rarità. Probabilmente, l’affioramento è stato favorito dalle grosse nevicate dell’anno scorso».

A chi gli ha chiesto il segreto per arrivare a una scoperta del genere ha risposto candidamente: «Camminare tanto». «Gli occhi vedono ciò che la mente conosce - ha commentato Edda Pattuzzi - senza l’allenamento visivo di Riccardo non sarebbe mai stata possibile una tale scoperta. Ringraziamolo per la sua passione e il suo impegno a incrementare la conoscenza scientifica di tutti». —

D.M.

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