Accademia: con i cavalli per superare l’handicap
Dall’Accademia a Verona in carrozza nel nome dell’integrazione. Partirà il 5 novembre la seconda edizione del progetto “Paradriving Fieracavalli”. I protagonisti sono atleti diversamente abili e normodotati, desiderosi di conoscersi e conoscere meglio la natura e la socialità. Il traguardo fisico è rappresentato dalla 121esima mostra internazionale nella patria di Giulietta e Romeo. Non va dimenticato però un obiettivo più solidale, quasi spirituale. «Basta vedere il sorriso di Serena – ha affermato il generale Stefano Mannino, comandante dell’Accademia – una delle bambine che vengono da noi a fare l’attività. Per noi è una grande soddisfazione. Nell’attività formativa ai nostri cadetti rientra la buona cittadinanza, ovvero la crescita con virtù e valori quali solidarietà, fratellanza, altruismo. Sono esattamente gli stessi che ritroviamo nei progetti con i nostri animali quadrupedi». Mannino ha ricordato il progetto d’ippoterapia avviato nella caserma di corso Canalgrande qualche settimana fa, rimarcando l’importanza di «costruire ponti piuttosto che barriere». Uno spirito colto dal comitato organizzatore dell’evento. «Il viaggio in carrozza non è solo per persone con disabilità – ha sottolineato Lisa Bertacchini, rappresentante dell’associazione sportiva dilettantistica Equilandia e delegata del Comitato italiano paralimpico – ma è un modo molto aggregante per tutti con cui si può riscoprire la natura, il cavallo, l’inclusione». L’avvocato Carlo Misasi, coordinatore del dipartimento Attacchi della Federazione italiana sport equestri, ha posto l’accento su una parola: «empowerment». Un termine inglese con cui si può sintetizzare la presa di coscienza di sé e dei talenti individuali. Il legale ha proposto «di arricchire il programma con un’offerta più integrata, realizzando due o tre centri specializzati con tecnici dedicati». Un passo avanti che consentirebbe di colmare un divario con altri Paesi «che sul paradriving sono più avanti di noi». Clemente Forni ha riconosciuto che nella prima edizione «il generale è stato come un padre per i ragazzi», mettendo sotto i riflettori la condivisione del disagio. «In una carrozza sono tutti stretti – ha concluso il rappresentante di Villa Forni, ideatore del progetto – e quindi vengono fuori i problemi, ci si deve aiutare e si riscoprono i valori comuni. Vogliamo istituzionalizzare l’attività, dietro cui c’è tanto lavoro quotidiano». —
G.F.
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