Gazzetta di Modena

Modena

zocca 

«Il 16enne che ha ucciso Giuseppe era capace di intendere e volere»

«Il 16enne che ha ucciso Giuseppe era capace di intendere e volere»

Lo psichiatra evidenzia scarsa compassione e che il ragazzino era in grado di programmare l’omicidio Si va verso il giudizio per l’imputato che ha sparato all’amico di Ciano per poi gettarlo in un pozzo

2 MINUTI DI LETTURA





ZOCCA. Il ragazzino accusato di aver sparato e ucciso il 17enne Giuseppe Balboni era in grado di intendere e di volere al momento sia degli spari letali che durante la fase di occultamento del cadavere. Lo ha stabilito l’incidente probatorio, richiesto dal pubblico ministero Alessandra Serra. Si tratta della conclusione a cui è arrivato lo psichiatra Mario Vittorangeli, nominato come perito dal Gip del tribunale per i minorenni di Bologna, nell’accertamento irripetibile che si è concluso ieri.

Il corpo di Balboni venne ritrovato otto giorni dopo l’omicidio, all’interno di un pozzo nel giardino dell’abitazione dell’amico 16enne a Tiola di Castello di Serravalle. Nella perizia, a cui ha partecipato anche Rita Di Sarro, consulente nominato dalla famiglia della vittima, rappresentata dagli avvocati Domenico Morace e Francesca Lamazza, si sottolinea come la personalità dell’indagato era tale da consentire progettazione, esecuzione dell’azione delittuosa e previsione delle conseguenze. Il 16enne, difeso dagli avvocati Pietro Gabriele e Icilia Leoni, venne fermato per omicidio premeditato commesso per futili motivi, e occultamento di cadavere. Da allora è in carcere dove, hanno spiegato i suoi legali, ha dovuto prendere coscienza di ciò che era accaduto lunedì 17 settembre.

La perizia osserva come nella personalità dell’indagato non si notino elementi di rilievo psicopatologico, né di immaturità biologica, intellettiva o affettiva. Dall’analisi degli atti si ricava uno scarso contatto con sentimenti come pena e compassione, ma tutto questo senza configurare uno stato di immaturità sociale, ma mantenendo capacità e libera scelta.

A questo punto la Procura potrà chiedere il giudizio per il giovane. Stando a quanto ricostruito dai carabinieri bolognesi, in collaborazione con il Nucleo investigativo di Pavullo, l’omicidio si sarebbe consumato all’alba del primo giorno di scuola. Balboni avrebbe raggiunto la casa dell’amico - i genitori erano già usciti per recarsi al lavoro - poco prima delle 7. L’intento era chiarire alcuni screzi, ma stando a quanto raccontato dal 16enne, il ragazzo di Ciano di Zocca lo avrebbe a lungo minacciato verbalmente. Sarebbe stato in quel momento che colui che ora è accusato di omicidio avrebbe impugnato la pistola del padre e avrebbe fatto fuoco. Una volta capito che Balboni era morto, lo avrebbe trasportato in un pozzo del giardino per poi ripulire al meglio le tracce di sangue. E a seguire si è recato al lavoro come se nulla fosse. Per giorni ha allontanato da sé ogni responsabilità fino a quando il corpo è stato scoperto e lui ha iniziato ad ammettere le proprie responsabilità. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google