In 16 per la “Settimana comunitaria” Giovani ed educatori in parrocchia
Dedizione, amicizia, divertimento. Sono questi gli ingredienti principali per un’ottima “Settimana comunitaria” come quella che si è appena conclusa a Madonna di Sotto.
Il progetto, giunto al suo terzo anno, ha visto come protagonisti i ragazzi della parrocchia, 16 in tutto compresi i cinque educatori, anima della chiesa sassolese, che insieme a don Umberto Lumetti, le suore, Alessandro Mareggini, responsabile di Madonna di Sotto, la moglie Elisa Baschieri e la figlia Benedetta, hanno vissuto un’intera settimana in canonica.
«È stata una bellissima esperienza - racconta Mareggini - ed è stata anche la prima volta che un’intera famiglia ha partecipato alla vita comunitaria. L’iniziativa ha arricchito tutti e personalmente anche me perché avevo bisogno di stare in mezzo ai giovani, bravi giovani, che aiutano in parrocchia e sono sempre disponibili per gli altri». Ma come funziona la “Settimana comunitaria”? I ragazzi vivono la vita di sempre, dalla mattina alla sera, in parrocchia: dopo la sveglia, tutti insieme, e la colazione, c’era la preghiera e la lettura. Al termine, i responsabili accompagnavano a scuola i giovani e alla fine delle lezioni andavano a riprenderli. Dopo il momento del pranzo, preparato insieme, quello dedicato allo studio. Gli educatori si occupavano anche di portare i ragazzi nei luoghi di divertimento o dove praticavano sport. La sera cominciava con la messa; dopo la cena un momento di riflessione. «Credo che la settimana comunitaria - spiega Ilaria Pischetola, educatrice - sia un’opportunità per tutti di condivisione, per poter vivere la propria quotidianità, mettendo a disposizione ciò che uno ha e ciò che uno è. In questi giorni sono emerse le unicità dei ragazzi: c’è chi è più bravo anche solo in una materia scolastica e aiutava l’altro, e chi, invece, si offriva di preparare il pranzo piuttosto che la cena. Ognuno di loro si è dato da fare per rendere questa vita comunitaria migliore e hanno cercato di integrarsi. Il fatto che durante questa settimana abbiano partecipato anche Alessandro e la sua famiglia è la prova che la vita comunitaria non è solamente una cosa per giovani ma la può vivere chiunque ha voglia di mettersi a disposizione degli altri». —
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