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verso le elezioni 

Mdp e la tentazione “rottura”: Pd in stallo

Luca Gardinale

Movimentata assemblea tra i “bersaniani”: senza alleanza, il centrosinistra si presenterà con cinque candidati

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Il d-day è fissato per il 9 marzo, proprio mentre il Pd sarà impegnato (solo un caso?) nella presentazione del programma elettorale alla città. Il fatto è che quel programma potrebbe restare valido solo per i dem e le liste civiche collegate a Muzzarelli, ma c’è il rischio concreto che… non ci sia bisogno di condividerlo con l’alleato numero uno, ovvero gli ex democratici che da due anni sono confluiti in Mdp. Perché se le trattative per fare in modo che dem e “bersaniani” si presentino ancora insieme alle elezioni amministrative sono ancora in corso, l’indicazione emersa nell’ultima assemblea di Articolo Uno sembrava andare nella direzione opposta. I dirigenti modenesi di Mdp si sono infatti riuniti lunedì sera, per un’assemblea ristretta (andata avanti per quattro ore) in cui è stata confermata ancora una volta la differenza di posizione tra quelli che l’accordo con il Partito democratico lo vorrebbero fare - come il coordinatore cittadino Carmelo Belardo e l’assessore alla Legalità Andrea Bosi - e quelli che non vogliono saperne di sostenere Gian Carlo Muzzarelli, con la “vecchia guardia” della sinistra modenese (a partire dall’ex consigliere Fausto Cigni) sulle barricate. Più sfumata la posizione del coordinatore provinciale ed ex capogruppo Pd Paolo Trande. Una situazione difficile da gestire, perché finora non si è riusciti ad andare oltre questa divisione, che probabilmente sarà superata solamente andando alla conta, e questo succederà il 9 marzo: quel che è certo è che una strada che sembrava ormai in discesa - tanto che il Pd contava di chiudere l’accordo per la fine di febbraio - ha ripreso a farsi tortuosa, e ad oggi è difficile dire se si arriverà effettivamente all’alleanza. A pesare, dalla parte del “sì”, resta la volontà di Mdp di portare avanti un percorso di centrosinistra - percorso peraltro mai interrotto in piazza Grande, il che renderebbe difficile giustificare una mancata alleanza - e contrastare il “pericolo” di un governo a trazione leghista, oltre al fatto che una rottura con il Pd a Modena rischierebbe di far saltare anche l’alleanza più importante, quella tra il governatore e ricandidato Stefano Bonaccini e il suo predecessore e leader Mdp Vasco Errani per le regionali che si terranno all’inizio del 2020. Detto questo, in caso di rottura il centrosinistra modenese rischierebbe di presentarsi addirittura con cinque diverse formazioni e cinque candidati a sindaco: oltre a Gian Carlo Muzzarelli per Pd e liste civiche alleate, ci sarebbero appunto il candidato Mdp (al momento non ci sono nomi, perché in caso di mancato accordo l’assessore Bosi sosterrebbe Muzzarelli con una sua lista), quello della lista civica “Modena Volta Pagina” - il ballottaggio è tra il consigliere Marco Chincarini e la giovane Carolina Coriani - quello di “Italia in Comune”, il partito fondato dal sindaco di Parma Federico Pizzarotti, e probabilmente anche un candidato per Rifondazione comunista-Potere al Popolo. Una frammentazione estrema, anche se al momento l’obiettivo principale di Pd e di una parte di Articolo Uno è quello di scongiurare la rottura. —

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