Impiegato Bankitalia ruba 3,2 milioni di euro: patteggia 2 anni e 6 mesi
Ha patteggiato due anni e sei mesi di carcere Paolo Caruso, l’ex addetto alla divisione Incassi Pagamenti e Controlli di Bankitalia che, dalla sede di Modena e da Bologna, si è impossessato di 3,2 milioni di euro con alcuni stratagemmi. L’ex impiegato - che non lavora più per Bankitalia - difeso dagli avvocati Asa Perrone di Milano e Domizia Badodi di Reggio, ha chiuso così la sua posizione per il reato di peculato. La sentenza del giudice Andrea Romito non è stata sospesa e ora Caruso dovrà affrontare anche l’azione civile di risarcimento. Patteggiano anche i suoi tre complici: un anno e dieci mesi per ciascuno. Soddisfazione in Procura per i risultato dell’indagine condotta dal pm Katia Marino e dalla guardia di finanza di Modena, come spiega il procuratore Lucia Musti: «Esprimo la mia soddisfazione per l’esito raggiunto attraverso l’istituto del rito alternativo del patteggiamento attraverso il quale l’imputato ed il pubblico ministero addivengono ad una proposta di pena che propongono al Giudice. Attraverso il patteggiamento, in buona sostanza, si concorda con le ipotesi di reato del pm e, nel caso di specie, si sono evitate ulteriori pronunce per prescrizione ed i costi derivanti dal processo».
Quando venne alla luce, la vicenda fece scalpore. L’impiegato di Bankitalia, mentre lavorava nella sede di corso Canalgrande a Modena (fino al 2009) e poi in quella di Bologna (fino al 2014) , è riuscito a fare ben venti bonifici per accreditarsi un totale di 3 milioni e 270mila euro come incaricato a predisporre dei cosiddetti Sop, Speciali ordini di pagamento. Ordini di denaro che faceva bonificare su un suo conto corrente in centro a Modena. Da quel conto poi trasferiva parte delle disponibilità che si era accreditato sui conti di alcuni familiari che sono risultati coinvolti, in base alle indagini della Procura.
Il metodo che utilizzava per non essere scoperto era sofisticato. Formava mandati di pagamento apparentemente emessi dall’Agenzia delle Entrate di Modena, Sassuolo e Pavullo oppure anche da altri enti pubblici sui quali metteva illegittimamente il visto di esecutività della Ragioneria territoriale dello Stato, aggiungeva delle causali di pagamento fittizie. Solo i nominativi e gli Iban dei beneficiari erano autentici, ma non le loro pretese creditorie verso l’erario. Il riepilogativo ottenuto veniva poi firmato da un funzionario. Quindi faceva rientrare di nuovo i dati nella procedura informatizzata, variava l’Iban mettendo il suo e dava esecuzione al pagamento. —
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