Lo uccise con una bottigliata 42enne condannato a otto anni
L’assassino venne preso a colpi di pietra in testa dalla vittima e reagì sgozzandolo Sconto di pena per l’omicidio volontario: il giudice riconosce la grave provocazione
Otto anni per omicidio volontario. A nulla è valso il tentativo dei difensori di far passare, in base ai fatti, l’ipotesi di un omicidio preterintenzionale, un delitto scaturito insomma da un eccesso di violenza ma non immaginato né voluto. Invece, il giudice Eleonora Pirillo, pur riconoscendo l’attenuante della grave provocazione subita e altre attenuanti generiche, ha deciso che l’assassinio di Mohamed Hamid è stato cercato e realizzato con intenzione. Per questo, calcolando lo sconto di un terzo della pena con il rito abbreviato, Said Boufes, 42 anni, marocchino sconterà otto anni di carcere.
È colpevole del delitto avvenuto il 20 agosto 2017 in via Radici in Piano nei pressi del ristorante Due Madonne. Un delitto sicuramente efferato e raccapricciante ma che ha una storia particolare alle spalle.
Said Boufes, per anni residente a Castellarano (Reggio), da 4 anni abitava a Sassuolo col permesso scaduto e vivendo di espedienti. Ha sempre ripetuto di non conoscere l’uomo morto né di sapere esattamente per quale motivo è sorta la loro lite violenta.
Come ricostruito dalla polizia e dalla Procura, i fatti indicano in effetti all’inizio un’aggressione improvvisa a parti rovesciate. Sono le 21 e lungo la strada c’è poca gente. Said Boufes è fermo in strada vicino a un bar. Mohamed Hamid, marocchino che si spaccia per profugo iracheno, arriva alle sue spalle, afferra una pietra dal terreno e senza preavviso colpisce con violenza alla testa Boufes per tre volte dicendogli che doveva lasciarlo stare, che quella era una sua zona di spaccio e che doveva andarsene. Hamid era in effetti un piccolo spacciatore della zona e, secondo quanto emerso dopo, pretendeva di avere mano libera in quel territorio, vedeva perciò, a torto o a ragione non importa, un pericoloso concorrente.
Mentre Hamid fugge in bici, Boufes gronda sangue dalla testa. Si riprende a fatica dallo choc dell’aggressione improvvisa ed entra nel bar. Ordina una bottiglia di birra, esce e, mentre la sorseggia, in un impeto di rabbia spacca il collo della bottiglia. Lo tiene stretto tra le mani. E quando in lontananza vede arrivare Hamid alla carica, mentre pedala velocissimo, si ferma aspettandolo. Capisce che Hamid gli sta arrivando incontro, forse lo travolgerà, fatto sta che appena passa, lo colpisce con un unico colpo di vetro diretto alla gola provocandogli un taglio di 7 centimetri alla giugulare. Hamid ferma la bici, scende e si incammina barcollando. Perde tanto sangue. Poi si accascia e muore. Boufes capisce di averla fatta grossa e scappa. La polizia lo prenderà poco dopo alla stazione di Modena mentre aspetta di salire su un treno per il sud: destinazione Cosenza, dove abita la sorella. Lo mettono in carcere e le indagini si concludono prestissimo: una telecamera di zona riprende al scena dell’omicidio. —
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