Violenza sulle donne Fiaccolata commossa per ricordare Ghizlan
Le amiche marocchine: «Non è solo un problema islamico» L’assessore Guadagnini: «Dobbiamo educare i bambini»
«Se non ci muoviamo adesso, quando dobbiamo farlo? In questo mondo violento la violenza più grossa è contro le donne ed è inaccettabile. Finché deputati come Pillon vogliono portarci indietro nel tempo, non è per caso che i mariti uccidano le mogli». Così una delle centinaia di modenesi che insieme con tanti uomini hanno voluto partecipare ieri sera al serpentone di fiacco le verso la Questura per testimoniare il loro affetto per Ghizlan El hadraoui uccisa e bruciata nella sua auto (sospettato è il marito Khalin, dal quale si stava a fatica separando).
La fiaccolata ha radunato ieri sera nel piazzale di San Pio X centinaia di persone che a vario titolo hanno voluto unirsi contro quanto accaduto: amici, conoscenti, ma anche sconosciuti, gente spinta da indignazione e dalla voglia di cambiare lo stato delle cose che porta al femminicidio. Raccontano Atika e Gemma, due marocchine: «Eravamo amiche di Ghizlan da quando i nostri ragazzi andavano a scuola coi suoi. È stato terribile, non ce lo aspettavamo. Non è questione della cultura islamica. Oggi è un problema generale». Dice Francesca Maletti, presidente del Consiglio comunale: «Sono qui per denunciare e anche per sperare in una maggiore sensibilità dell’opinione pubblica. Sarebbe importante non disinteressarsi dei vicini che litigano. Una maggiore attenzione di vicinato sarebbe opportuna».
Interviene l’assessore Irene Guadagnini: «È questo che tante associazioni femministe stanno facendo: unire uomini e donne in questa battaglia. Bisogna parlare anche ai bambini e a tutti coloro che la violenza non la conoscono perché tra dieci o vent’anni possano trovare il modo di combatterla».
Il sindaco Giancarlo Muzzarelli: «La comunità modenese è aperta e valorizza le differenze e dà un senso al ruolo delle donne. I drammi più frequenti sono drammi familiari e dobbiamo evitare che diventino comunitari costruendo le condizioni per una società inclusiva che comprenda le differenze». Tanti i cittadini comuni. Un padre racconta: «Conoscevo Ghizlan e sono addolorato. Era un ragazza dolce che ha lottato per avere una vita normale. Qui dobbiamo entrare nella cultura del marito».
«Non si può morire così», grida una donna. —
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