Riflettere sulla deportazione con un laboratorio itinerante
Voluta della Fondazione Fossoli l’iniziativa è nata nel 2005 come “Treno per Auschwitz”. Nei primi dieci anni ha coinvolto 7mila studenti e 600 professori
Dal 2005 la Fondazione Fossoli annovera tra i suoi progetti di eccellenza quello che prevede il viaggio della memoria: “Un treno per Auschwitz” ha rappresentato un’esperienza importante per gli oltre 7000 studenti e 600 docenti che nel corso di un decennio hanno partecipato.
Nonostante gli esiti positivi, la Fondazione ha voluto affrontare nuove piste di lavoro, partendo sempre dalla storia del Campo di Fossoli, luogo nazionale della deportazione dall’Italia di ebrei, oppositori politici, lavoratori coatti.
Per questo, dal 2017 si sono iniziate a prendere in considerazione anche altre mete: Dachau, il campo aperto nel 1933 da Hitler per internare e “correggere” gli oppositori, e che diventerà il modello per la costruzione di altri campi; il castello di Hartheim, uno dei centri del programma T4 per le eliminazione delle vite “indegne di essere vissute” (secondo rigide norme dell’eugenetica) dove si formeranno medici e personale utilizzato poi nei campi di sterminio; Mauthausen e i sotto-campi di Gusen e Ebensee, famigerati campi del lavoro schiavo con un tasso di mortalità di oltre il 60%.
Storia in viaggio. Da Fossoli a Mauthausen porta gli studenti su questi luoghi, all’origine del sistema concentrazionario nazista, per mettere in luce i diversi aspetti della deportazione e far riflettere su un evento così complesso.
Nelle due edizioni precedenti ci siamo resi conto che questo viaggio è un’esperienza forte per gli studenti che, visitando campi di concentramento e memoriali diversi, si trovano ad trattare tematiche storiche di grande attualità: le pratiche razziste, la violenza verso il nemico, il lavoro schiavo, le questioni etiche legate alla scienza.
Inoltre, quest’anno un focus specifico è rivolto al ruolo che la propaganda nazista ha assegnato alle città di Monaco e di Linz.
La Fondazione, per preparare i partecipanti ad affrontare consapevolmente questa esperienza, organizza una serie di appuntamenti: prima di tutto li conduce a conoscere la storia a loro vicina portandoli a visitare il campo di Fossoli e il Museo monumento al deportato; poi predispone degli incontri di formazione con esperti e fornisce materiali di approfondimento.
Il pullman è il mezzo che ci condurrà in questo viaggio tra Germania e Austria. Ci sembra il mezzo di trasposto più idoneo per un percorso così denso di incontri e spostamenti, capace di divenire al contempo un laboratorio itinerante, perché sui pullman viaggiano, insieme ai ragazzi, anche gli operatori della Fondazione e gli storici che continuano il dialogo anche nel corso degli spostamenti. —
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