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Volanti senza peperoncino: «Emergenza annunciata»

Stefano Totaro
Volanti senza peperoncino: «Emergenza annunciata»

Alcuni equipaggi sono usciti in servizio con le bombolette vuote per tre quarti Siulp: «Avevamo fatto richieste già alla fine dell’anno scorso, nessuna risposta»

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«Siete senza peperoncino? Vi presto la mia bomboletta. È comunque una vergogna, ma come è possibile?». Sono di questo tenore le telefonate o i messaggi ricevuti da vari agenti della nostra questura, dopo che è stato evidenziato dal sindacato Silp Cgil tramite la Gazzetta un problema non da poco: le scorte di bombolette di spray urticante sono esaurite, in tutta la questura ci sono soltanto quattro flaconcini e ogni turno di Volante se li passa di mano, volta per volta, come un testimone, come una reliquia da conservare gelosamente.

«Questo è un altro segnale di come sia davvero la nostra realtà - attacca Bruno Fontana, storico esponente della segreteria del Siulp - faccio solo un piccolo esempio: un tempo i giovani appena usciti dalla scuola di polizia arrivavano riforniti di tutto punto, con attrezzature nuove, con ogni accessorio, vestiti perfetti. Ora alcuni sono arrivati senza nemmeno il cinturone bianco, non sapevano dove mettere la pistola, alcuni si sono dovuti comprare la fondina».

«Quello dei flaconcini è un problema che perdura da qualche mese - ammette Fontana del Siulp - e anche il nostro sindacato, alla fine dell’anno scorso, avanzò delle precise richieste al questore perché le scorte si andavano assottigliando e, già allora, di quel passo, si sarebbe arrivati ben presto all'esaurimento, fatto che poi puntualmente si è presentato». E in quell’occasione, dai vari dirigenti, le risposte furono che prima o poi sarebbero arrivati nuovi rifornimenti, che tutto dipendeva da Roma e così via. Di fatto giungono voci che tutta la fornitura sia bloccata perché è in atto un nuovo bando, con una gara d'appalto per muove ditte fornitrici . «Sarà - ammette Fontana - sta di fatto che comunque lo spray dato sinora alla polizia è abbastanza “antico”. Nel senso che la concentrazione della sostanza attiva non è fortissima ma blanda, poi è di quelli a vaporizzazione, cioè che una volta che ho spruzzato il gas crea una “nuvola” e noi stessi dobbiamo stare attenti a non rimanere intaccati. Si espande e occorre la massima attenzione negli ambienti chiusi. Per questi motivi abbiamo fatto alcuni corsi di parecchie ore». Meglio sarebbe, suggerisce lo stesso Fontana, una bomboletta di quello a spruzzo, che lancia cioè un getto che va a colpire direttamente l’obiettivo e interagisce solo con quello.

«Intanto stiamo a vedere - dice Fontana - mi chiedo cosa succederà quando sarà finito il contenuto delle quattro bombolette superstiti». Alcuni addetti a lavori, agenti cioè che lo spray l'hanno usato più volte, ricordano che comunque la bomboletta è un’arma di difesa e non di attacco, che viene usata soltanto dopo che l’altro ha iniziato ad aggredire o a dare segni inequivocabili di scontro. Un ’arma ritenuta da tutti sicuramente indispensabile e che non viene usata a casaccio: ogni intervento con lo spray viene messo a verbale, circostanziato e raccontato. In questo modo si ha come “la storia” di ogni flaconcino. Ed è capitato che un equipaggio sia uscito con una bomboletta vuota per tre quarti di contenuto, facendo di necessità virtù. Sull’emergenza peperoncino, il questore non ha inteso rilasciare alcuna dichiarazione. —

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