Gazzetta di Modena

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pavullo. lo storico fondatore del bamboo 

Il lutto del Frignano per Ferrari «È morto tra le mie braccia»

Daniele Montanari

L’amico Luciano Venturelli racconta sconvolto i soccorsi di domenica a Cento «Gli urlavo: Marino non lasciarci. Era come un fratello». Domani il funerale

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Pavullo darà domani l’ultimo saluto a Marino Ferrari della mitica discoteca Bamboo (1972-1990) e di tante altre iniziative che hanno regalato ore liete a tutti. Inclusa la passione per i burlenghi (o borlenghi), che l’aveva portato a fondare alcuni anni fa assieme a Luciano Venturelli (di Serra) la “Confraternita del Burlengo” per promuovere il prodotto tipico devolvendo gli incassi all’Ant.

Il destino se l’è portato via domenica al Carnevale di Cento, a 77 anni, mentre preparava lo stand.

Il funerale, seguito dalle onoranze Verucchi, sarà alle 14.30 nella chiesa dei frati. Si prevede grande afflusso: era un personaggio amatissimo e la sua improvvisa morte per infarto ha spiazzato tutti. A partire da chi era lì con lui, Luciano Venturelli, ancora sconvolto: «L’ho sorretto mentre ancora respirava - racconta tra le lacrime - gli ho detto: “Marino, Marino adesso arrivano i soccorsi: non andartene, stai qui con noi”. Ma lui non ha risposto. È arrivato subito un volontario: l’abbiamo steso sulla moquette e lui ha iniziato subito a fargli il massaggio cardiaco. Poi è arrivato il 118 con il defibrillatore e l'ossigeno: l’ho sentito che ha fatto due grossi sospiri e ho pensato: adesso ce la fa. E invece aveva esalato l’ultimo respiro».

Il gruppo - c’erano anche due ragazze ad aiutare - era partito da Pavullo alle 6.30. Era la terza domenica in cui andavano, ma non era iniziata come le altre: «Marino ha detto che si sentiva un po’ indisposto di stomaco - continua Venturelli - ma dava la colpa a una mozzarella con il pepe mangiata la sera prima. Diceva di non stare male, che era solo un fastidio. Non so se era un sintomo o meno. Là avevamo iniziato le cose come le altre volte: le ragazze a fare i lavori più brigosi di allestimento dello stand e Marino che stava iniziando a preparare la colla per i burlenghi. Erano le 10.30 circa: ha messo un chilo di farina e poi si è accasciato appoggiandosi al bidone da 30 litri che ci portiamo dietro e al tavolo, con le braccia penzoloni. Siamo subito corsi a sorreggerlo: non ha più detto una parola».

Poi 45 minuti di tentativi di rianimazione, e alla fine la resa. «Non ci ho dormito la notte: mi passava sempre davanti quella scena. Con Marino eravamo amici da 40 anni - ricorda Luciano, 75enne - era come un fratello: metà di me se n’è andata con lui. L’unica consolazione è che se n’è andato come avrebbe voluto: facendo una cosa che gli piaceva e in fretta».

Marino è stato anche consigliere dal 2001 al 2006 in quota Psi: il Comune ha espresso il suo cordoglio in un’epigrafe.

«Gli volevo veramente bene - sottolinea l'ex sindaco Psi Giuliano Giuseppe Romani - abbiamo fatto tanti viaggi insieme, era un uomo amabile in tutto quel che faceva: impossibile arrabbiarsi con lui. Mi diceva a volte: “Quando sarà la mia ora, vorrei andarmene in modo allegro e alla svelta”. È stato accontentato». —



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