L’urlo della figlia «Ho sbagliato non volevo farlo Mi dovete aiutare»
Il racconto del maresciallo maggiore Raimondo Cuccuru «Abbiamo scavalcato a 12 metri e sfondato la porta»
CASTELFRANCO. Non hanno avuto paura, sono saliti fino sul balcone a 12 metri di altezza del vicino di casa e con una mossa da acrobati sono riusciti a portarsi davanti alla portafinestra dell’abitazione dei coniugi Gherardi. Il maresciallo maggiore Raimondo Cuccuru e il carabiniere Luca Paolis, entrambi della Tenenza di Castelfranco, hanno evitato che la tragedia di Piumazzo potesse assumere contorni ancora più drammatici. Perché nessuno, né loro e neppure i vicini che avevano soccorso Gino Gherardi e Novella Ferri, sapevano quali sarebbero state le successive mosse di Elena, la figlia della coppia. Era in casa dopo aver accoltellato i genitori e si poteva anche ipotizzare un ultimo gesto estremo.
«I carabinieri sono stati rapidissimi ad intervenire - spiega il colonnello Stefano Nencioni, comandante del Reparto Operativo - Quando è arrivata la chiamata di soccorso i militari si sono portati in via Menotti all’istante. Avevano anche chiesto l’intervento dei vigili del fuoco per entrare nell’appartamento ma non c’è stato bisogno».
INTERVENTO SALVAVITA
I due carabinieri, dopo aver capito la gravità della situazione e aver affidato i genitori feriti ai sanitari, hanno agito d’istinto. «Siamo entrati nell’abitazione del vicino di casa - spiega il maresciallo maggiore Cuccuru - Eravamo a circa 12 metri di altezza, ma dovevamo agire in fretta per evitare altre tragedie. Il balcone dell’inquilino è adiacente a quello della famiglia Gherardi, ma sono separati da un muro alto circa 2,5 metri. Scavalcarlo era impossibile e allora, con l’ausilio di una scala, abbiamo aggirato il muro».
Sono stati momenti critici perché i militari hanno operato senza particolari protezioni. Il pericolo di precipitare è stato tanto.
Ma una volta raggiunto il balcone è iniziata una fase ancora più delicata: convincere Elena a costituirsi. «Abbiamo tentato di chiamarla dall’esterno, ma non rispondeva. La vedevamo attraverso la portafinestra però non ricevevamo alcuna sollecitazione e abbiamo quindi deciso di entrare».
Con un calcio i due carabinieri hanno sfondato la porta e hanno fatto irruzione nell’appartamento. La 35enne ha reagito, riprendendosi da uno stato di choc evidente. Ha anche tentato di fuggire, di allontanarsi dalla sala da pranzo ma è stata rapidamente bloccata.
«Non sapevamo dove avesse il coltello e se fosse pronta ad utilizzarlo di nuovo - conclude il maresciallo - Per noi era però più importante evitare che facesse gesti inconsulti».
UNA DONNA IN CRISI
Elena Gherardi ha iniziato ad urlare frasi senza una logica consequenzialità. Era in evidente confusione. «Ho sbagliato - ha detto ai militari - Non lo dovevo fare. Mi dovete aiutare» sono alcune delle cose dette. Una richiesta di aiuto, sì, ma anche l’ammissione di una certa consapevolezza di quanto appena compiuto ai danni dei genitori.
La donna è stata presa in carico dai carabinieri che l’hanno poi affidata alle cure del 118. I sanitari l’hanno dovuta tranquillizzare e sedare per evitare reazioni estreme. E anche lei, alla pari dei genitori, è stata trasferita d’urgenza a Baggiovara dove è ricoverata e piantonata. Per ora è in stato di arresto per il duplice tentato omicidio, ma al momento la priorità è ridarle un po’ di serenità psicologica. Nei prossimi giorni sarà interrogata dagli investigatori che attendono anche di parlare con la sorella per delineare un quadro familiare più dettagliato. —
F.D.
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