Gazzetta di Modena

Modena

LA SENTENZA 

Non versò 3,6 milioni al Fisco Fini assolto per gli autosaloni

Carlo Gregori
Non versò 3,6 milioni al Fisco Fini assolto per gli autosaloni

Riconosciuto che non poté adempiere agli obblighi per Iva e ritenute certificate: aveva “bruciato” 50 milioni per salvare le società. Dissequestrata la villa a Cortina

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Vittorio Fini è stato assolto dall'accusa di mancato versamento di Iva e ritenute certificate per 3,6 milioni di euro. L’ultimo erede (con la sorella) dell'impero gastronomico oggi pressoché scomparso che per quasi un secolo ha rappresentato Modena è risultato innocente dalle accuse “perché il fatto non costituisce reato”. La difesa, avvocato Fulvio Orlando, è riuscita a dimostrare che Fini non pagò quella ingente somma di denaro per gli anni 2010-2014 a causa della situazione catastrofica in cui versavano le sue finanze e soprattutto, dal 2008, per il tracollo delle attività dei saloni auto con grandi marchi come Lexus, Kia, Volvo e Toyota dei quali era socio e presidente. La sentenza del giudice prevede anche il dissequestro dei beni posti sotto tutela del Tribunale equivalente alla somma dovuta: si tratta della villa di Cortina d’Ampezzo e dei soldi e titoli sul suo conto corrente bancario. Per quanto riguarda la villa di Cortina, questa è tuttora sotto ipoteca bancaria. L’assoluzione non cambierà nella per la sua pendenza col fisco: il debito per l’Iva e le ritenute certificate rientra nella procedura fallimentare delle due società che gestivano gli autosaloni falliti; lo Stato risulta creditore.

La pubblica accusa aveva chiesto per Vittorio Fini una pena di due anni e otto mesi di carcere al termine di un processo giocato tutto sulla documentazione che da un lato provava, secondo la Procura, il mancato versamento l’ingente somma per l’Iva e le ritenute certificate del quadriennio esaminato dall’Agenzia delle Entrate e dall’altro, per la difesa, sul motivo per il quale non ha potuto onorare il suo debito con l’Erario. Fini infatti era perfettamente consapevole di dover versare quei soldi ma non l’ha fatto perché ha invece tentato di salvare i saloni Modena Sportcar e Le Pleiadi, quando si è reso conto che non erano solo in crisi ma in dissesto. Per farlo ha “bruciato” 50 milioni di euro del suo patrimonio cercando di salvare il salvabile, tappando le falle finanziarie che in quegli anni erano sempre più vistose. Purtroppo, questo impegno enorme delle sue finanza non ha prodotto nulla e le due società sono ugualmente fallite. Il giorno in cui ha fatto portare i libri contabili alla Sezione Fallimentare del Tribunale era riuscito a pagare gli 80 dipendenti rimasti (inizialmente erano 150) ma il suo patrimonio – uno dei più consistenti di Modena – era ridotto a poca cosa. Oltretutto l’unico bene di valore che gli era rimasto, la villa di Cortina, era già ipotecato per via di un precedente mutuo, quello per ristrutturare l’ex ristorante Fini di Rua Frati Minori, un’altra operazione che, a causa della crisi, ha avuto un effetto tanto devastante quanto paradossale: la somma impiegata per i lavori di restyling tramite un prestito della banca sono arrivati a superare il valore dello stesso immobile quando è stato messo all’asta: sei milioni in prima chiamata, pagati subito dalla holding di Gianpiero Samorì. Oggi ex ristorante e hotel San Francesco sono suoi; l’hotel è tornato in attività. (Il Gruppo Fini, di Paladin Capital Partners, è estraneo alla famiglia Fini e alle sue attività). —

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