Gazzetta di Modena

Modena

tra i commercianti 

«Lottiamo per sopravvivere Nessun fatto, solo promesse»

Gabriele Farina ;

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«Cerchiamo di sopravvivere, di tirare avanti». Al centro di vicinato Sacca la rassegnazione è un virus da contrastare che si propaga con serrande abbassate, dilagando al piano superiore. Un eufemismo affermare che gli esercenti non hanno preso di buon grado l’incremento delle superfici massime per le strutture alimentari medio-grandi (da 1.500 a 2.500 metri quadri). «Aprono soltanto supermercati e noi soffriamo – ha esordito Emanuela Bonfatti, contitolare di un negozio di casalinghi – eppure noi diamo anche un servizio: a tanti anziani che non riuscirebbero ad andare al supermercato portiamo la spesa a casa. La nostra attività è aperta da cinquant’anni e andare avanti è sempre più faticoso. C’è stato promesso qualcosa dall’apertura del centro commerciale: speriamo si realizzi». Oltre a un parcheggio tra 180 e 250 posti a uso pubblico, in programma con il nuovo Esselunga in via Canaletto una decina di alloggi, percorsi pedonali, ciclabili e aree verdi. I lavori da programma dovrebbero iniziare a settembre. Dopo l’apertura, i negozianti vedranno se i timori saranno fondati. «A furia di aprire altri supermercati diventa difficile andare avanti – ha aggiunto Antonella Bonfatti, contitolare con la sorella – ma per adesso sono rimasti i clienti abituali. Vendere l’attività sarebbe un problema, trovare un nuovo lavoro ancora di più. Una volta vendere l’attività valeva la liquidazione, ora è una preoccupazione». Una preoccupazione condivisa nel vicino negozio di elettrodomestici. «Varie volte abbiamo chiesto contributi – ha riconosciuto Angela Montanari mentre era al lavoro con Gianluca Cassanelli e Alessandro Anguzza – ma il Comune non ci ha mai aiutato. Adesso sembra abbiano fatto una promessa, ma finché non vediamo non crediamo». Il giudizio sospeso “alla san Tommaso” riguarda il piano di rilancio promosso lo scorso ottobre per i sedici centri di vicinato modenesi. L’entusiasmo scende salendo di piano. «Non si è visto niente e noi ci speravamo proprio», ha garantito Diomira Garuti dal negozio di tendaggi. Una mosca bianca in una terrazza deserta. La pizzeria ha chiuso i battenti («e noi ci siamo accollati i debiti», hanno ribadito più esercenti), come un ufficio sequestrato da anni e altre attività. «I clienti storici rimangono – ha proseguito Garuti – ma non è più il lavoro come prima, quando avevamo liste d’attesa. Al Comune chiediamo una mano a sistemare, pulire e far riaprire i negozi». «Ci potrebbe essere spazio per tutti», ha concluso Alessandro Franceschini da dietro il bancone del bar del centro. —



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