Tentano d’aggredire una donna con il trucco dell’anello
«Ho sentito gridare, mi sono avvicinato e d’istinto ho preso il cellulare, per chiamare o per riprendere qualcosa. Quei due mi hanno notato, hanno così capito che ormai il loro colpo era sfumato e che di lì a poco sarebbe potuta venire la polizia. Allora si sono allontanati e la vittima, quella signora, non ha avuto ulteriori “attacchi”». Così un residente che l’altra mattina è stato testimone di un tentato furto-rapina che due malviventi in via Paolo Ruffini avrebbero voluto portare a termine con una tecnica già usata in più casi. Quella cioè di distrarre la vittima mentre sta salendo in auto: mentre lei parla con chi l’ha avvicinata con una scusa o una richiesta, l’altro, il complice, si infila nell’auto e prende la borsa o quant’altro di valore.
L’altra mattina infatti una donna di mezza età stava raggiungendo il proprio Suv parcheggiato in via Ruffini quando, proprio mentre stava aprendo la portiera e si accingeva a salire, un uomo, probabilmente dell’Est, ha attirato la sua attenzione. «Anche se ero distante - spiega il residente - ho sentito che ha detto alla donna di fermarsi, di fare attenzione perché aveva perso un anello».
Era quella probabilmente la scusa per bloccarla, farle credere che aveva perso un anello durante il tragitto. «Ho visto poi che la donna, subito impaurita, dopo aver guardato per un secondo a terra, si è precitata dentro all’auto. In quel frangente è uscito dalla zona delle altre auto parcheggiate il complice, che si è subito avvicinato al Suv. E quello dell’anello ormai aveva allungato le mani, pronto ad arraffare, pronto a bloccare la donna. Ma la signora ha urlato “andate via, lasciatemi stare” e ha messo in moto».
Il residente, che si era avvicinato attirato dalle grida, è stato visto dai due malviventi, uno probabilmente dell’Est, l’altro di colore. Si sono ben presto dileguati. —
S.TO
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