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lo scenario 

«Abbiamo le competenze ma mancano le strutture»

L.R.

Il direttore generale Ivan Trenti punta ai finanziamenti per costruire un centro dedicato all’epidermolisi «Dobbiamo fare presto» 

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«Per un’azienda come la nostra, la presenza in città del Centro di Medicina Rigenerativa è stata un’opportunità di crescita irripetibile». A dirlo è Ivan Trenti, direttore generale dell’Azienda ospedaliero universitaria di Modena, intervenuto al convegno sui dieci anni del centro “Stefano Ferrari”: «Il futuro della medicina è quello delle terapie mirate - fa notare Trenti - tra queste, spiccano gli studi sulle terapie delle malattie rare, che ha avuto, ad esempio, nella collaborazione tra la Dermatologia di Modena e il Centro di Medicina Rigenerativa il luogo per lo sviluppo della terapia per la “Sindrome dei bambini farfalla”. A queste, si aggiungono le terapie basate sulle cellule staminali che sono fondamentali in ambito oncologico». Il direttore generale ricorda inoltre «che dal luglio 2017, la nostra azienda è stata accreditata dall’Aifa come Unità di sperimentazione di Fase 1, e quindi da noi si può studiare per la prima volta un trattamento farmacologico sperimentale sui pazienti. Questo accreditamento ci consente di collaborare in maniera ancora più stretta con il Cmr per sviluppare nuovi filoni di ricerca». Per quanto riguarda il futuro, il direttore conviene con il professor Pellacani sulla necessità di trasformare l’ambulatorio presente al Policlinico in un vero e proprio Eb-hub, un centro dedicato all’epidermolisi bollosa: «A Modena abbiamo tutte le competenze - ribadisce - ma ci mancano gli spazi, quindi dobbiamo impegnarci e fare presto, creando una struttura in grado di aiutare i tanti “piccoli Hassan” facendo leva su un centro di livello internazionale diventato un grande orgoglio per tutto l’Ateneo».

A intervenire ieri è stato anche Andrea Chiesi, presidente di Holostem: «Il solido background scientifico - spiega - gli straordinari risultati clinici ottenuti e la credibilità internazionale di Michele De Luca e Graziella Pellegrini, insieme alla serietà di Unimore, ci hanno convinti ad investire in questa realtà biotecnologica d’avanguardia che aveva bisogno del nostro know-how farmaceutico per industrializzare prodotti innovativi sviluppati dai ricercatori». —

L.R.

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