Con le staminali le cure del futuro «Così Modena è al centro del mondo»
I dieci anni del polo di medicina rigenerativa. De Luca motiva gli studenti: «Sarete voi a prendere in mano tutto questo»
MODENA. Un’idea piuttosto chiara la dà il professor Pellacani, che prima di inforcare il trolley e partire per Los Angeles - e dopo aver paragonato il professor De Luca a Babbo Natale… - ricorda che «una cosa esiste solo quando qualcuno, magari qualcuno un po’ matto, inizia a crederci davvero». E nel Centro di Medicina Rigenerativa di Modena ci hanno creduto in tanti, a partire da quei tre che nel 2008 entrarono in via Gottardi con il cappotto addosso, perché alla nuova struttura mancavano ancora porte e finestre. Dieci anni dopo, il centro “Stefano Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia è una delle eccellenze internazionali per la ricerca sulla caratterizzazione delle cellule staminali epiteliali e sulla loro applicazione clinica in terapia cellulare e genica.
Traguardi che sono stati celebrati ieri mattina, in un convegno che ha riunito al Tecnopolo Unimore tutti quelli che hanno creduto nel Centro di Medicina Rigenerativa, dai fondatori ai finanziatori, dalle istituzioni modenesi a quelle regionali. Ma se il passato recente ha portato a risultati eccellenti, come la guarigione di Hassan, il “bimbo farfalla” che proprio grazie alle staminali è tornato a vivere, ora lo sguardo è rivolto soprattutto verso il futuro della ricerca: «Quella rigenerativa sarà la medicina del futuro - spiega il professor Michele De Luca, direttore del Cmr sin dalla sua fondazione - perché ci saranno tante malattie che verranno curate proprio con le cellule staminali. Senza dubbio l’Italia è un Paese all’avanguardia per la medicina rigenerativa, e il nostro centro ha tutte le competenze necessarie per raggiungere altri importanti traguardi».
Quindi, rivolgendosi agli studenti presenti al convegno, De Luca ha ricordato «che saranno proprio loro a prendere in mano il centro: io vorrei finire nei prossimi anni, dedicandomi in maniera specifica alla terapia genica per i “bambini farfalla”».
E proprio sulla epidermolisi bollosa si è soffermato anche il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Unimore Giovanni Pellacani: «Si tratta di una malattia particolarmente grave per il paziente - spiega - perché il distacco della pelle comporta una grande sofferenza». Di conseguenza, alla luce dei successi ottenuti per la cura di questa malattia, l’idea è quella «di trasformare l’ambulatorio che abbiamo in un centro clinico all’avanguardia - incalza Pellacani - una sorta di casa in cui i “bambini farfalla” troveranno tutto quello che serve per avere le cure migliori. In questo modo - conclude - riusciremo a completare un processo che, oltre a tanti bravi specialisti e a una collaborazione con il mondo della ricerca, ha bisogno anche di tanta assistenza per i bambini e per le loro famiglie». —
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