«Nessuno vuole una moschea Cerchiamo solo una sede»
Bassem Ben Salah è il presidente dell’associazione culturale islamica: «Oltre alla preghiera, svolgiamo attività di volontariato: sarà un luogo per tutti»
È tornata con forza nel dibattito pubblico castelfranchese la questione legata alla possibile apertura di una moschea, luogo di culto che, a quanto sostenuto dalla capogruppo della Lega Cristina Girotti, potrebbe insediarsi in via dei Falegnami 4, nella zona industriale Venturina. L’Associazione Culturale Islamica, presente a Castelfranco dal 2003 ed attualmente collocata in via Ripa 5, avrebbe infatti partecipato ad un’asta giudiziaria per l’acquisto dell’immobile, allo scopo di trasferire la propria sede. L’associazione, come spiega però il presidente Bassem Ben Salah, non ha intenzione di aprire una moschea: «Abbiamo momenti di preghiera, ma è un’associazione culturale, di volontariato a scopo anche sociale. Abbiamo bisogno di spostarci in una sede più idonea per svolgere le nostre attività in modo tranquillo. Non cambierà nulla rispetto a ciò che già facciamo nell’attuale sede, anzi, pensiamo che debba essere un luogo per tutti i castelfranchesi: noi abbiamo l’idea che debba essere un punto per abbracciare tutti, un punto di incontro, per ricevere anche le associazioni che non hanno una sede».
L’Associazione Culturale Islamica, con i suoi circa 300 soci iscritti, si mantiene in maniera autonoma fin dalla sua nascita, non ricevendo alcun finanziamento esterno proprio in virtù della natura apartitica, senza scopo di lucro e soprattutto sociale che la caratterizza: «Ogni mese i soci danno quello che riescono: una persona può dare 10 euro al mese, un’altra 1000. In ogni caso tutto è tracciabile, tramite bonifico o, in caso di contanti, tramite emissione di ricevuta che poi giriamo al commercialista. Noi come associazione organizziamo tante attività, principalmente di volontariato. Collaboriamo con altre associazioni del territorio, abbiamo associati che sono volontari ad esempio all’Avis o alla Croce Blu. Tra le attività che facciamo, ad esempio, vi è il taglio dell’erba nei giardini pubblici: chiediamo i permessi e, con la nostra attrezzatura, andiamo a tagliare i prati. Grazie alla Consulta delle Associazioni di Volontariato usciamo insieme ad altre associazioni per la pulizia dei fossi. Tre anni fa abbiamo asfaltato una parte di via Ripa Superiore: tutto a nostre spese, abbiamo chiesto i permessi, con requisiti e materiali idonei, ed abbiamo attuato il lavoro. Quando c’è stata la nevicata di due o tre anni fa ed è saltata la corrente alla Cavazzona, abbiamo prestato la nostra attrezzatura al Comune al servizio della cittadinanza; nel terremoto dell’Emilia abbiamo dato degli aiuti del valore di circa 5.000 mila euro; nel terremoto dell’Aquila, oltre a portare cibo abbiamo allestito cinquanta posti letto completi e nuovi, andando a comprare tutto e portandolo là in maniera autonoma».
È molto forte l’impegno che anima l’associazione, che si considera parte integrante del territoiro, come spiega ancora Bassem: «L’associazione sta mostrando una vera apertura, perché noi ci consideriamo italiani e parte del territorio, per cui abbiamo anche un senso civico forte, ci sentiamo responsabili nel dare a questo territorio, senza aspettare nulla in cambio. Lo facciamo col cuore, anche per cambiare l’immagine sbagliata che i mass media danno dei musulmani». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
