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Ricerca, il paradosso che segue le eccellenze «Burocrazia e fondi In Italia si fa fatica»

L’allarme lanciato dalla professoressa Graziella Pellegrini coordinatrice della Terapia cellulare del Cmr di via Gottardi 

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LA STORIA

«All’inizio eravamo in tre, con il cappotto sempre addosso perché il centro non aveva porte né finestre. Però avevamo capito una cosa: il corpo umano ha delle capacità straordinarie…». A ricostruire i dieci anni del Centro di Medicina Rigenerativa dell’Università di Modena e Reggio Emilia, durante il convegno di ieri al Tecnopolo, è stata la professoressa Graziella Pellegrini, coordinatrice della Terapia cellulare del Cmr: «Il primo progetto di medicina rigenerativa - spiega - è nato per cercare soluzioni per occhi che avevano subito ustioni chimiche o termiche». E il primo grande risultato è arrivato nel 2015, quando «le nostre colture di cellule staminali limbari per la ricostruzione della superficie corneale - riprende la professoressa Pellegrini - sviluppate dalla ricerca universitaria e industrializzate da Holostem, sono diventate il primo prodotto medicinale per terapie avanzate a base di cellule staminali autorizzato dall’Agenzia europea del farmaco, mentre oggi Holoclar viene applicato in molti ospedali europei per trattare con successo gravi ustioni alla cornea». E se per i prossimi anni l’obiettivo è arrivare a trattare anche le forme di cecità bilaterale totale, la professoressa Pellegrini ricorda che fare ricerca in Italia oggi è ancora difficile: «Purtroppo ci sono aspetti legali che rendono farraginosa e complicata la gestione dell’attività - spiega ancora - il che comporta un aumento dei costi ingiustificato. Del resto, oggi la ricerca nel nostro Paese viene considerata qualcosa di quasi inutile, che si fa con i soldi che avanzano, quando si sa che non ne avanzano quasi mai. Ed è imbarazzante - incalza la professoressa - il fatto che a livello europeo l’Italia contribuisca alla ricerca, ma non riceva mai indietro i finanziamenti». E se leggi e scelte politiche sono spesso un ostacolo, la speranza per il futuro della medicina rigenerativa viene dai giovani: «Sono molto colpito dall’entusiasmo con cui tanti giovani laureandi hanno deciso di fermarsi al centro dopo la tesi - fa notare il professor Michele De Luca, direttore del Cmr - per dedicare la loro carriera alle nostre ricerche. Sono loro il futuro della medicina rigenerativa, e aver avuto l’opportunità di trasmettere le conoscenze accumulate in tanti anni è una delle attività di cui vado più fiero». —

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