Scomparso il presidente dei reduci di guerra
Chi lo ha conosciuto lo ricorda come una persona riservata e dai modi gentili. Ma per tutta la vita Martino Righi, scomparso ieri a 91 anni, ha conservato quella grinta che lo fece apprezzare dai suoi commilitoni in montagna nella guerra partigiana dove combattè a fianco del comandante Armando, a Montefiorino, con il nome di battaglia di “Figaro”.
Al termine del conflitto, ripresa l’attività lavorativa come assicuratore, è stato sin dal giorno della ricostituzione della sede modenese una delle colonne portanti dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, di cui è stato presidente di sezione e poi di federazione.
Per quelli come lui l’esperienza bellica era diventata un’esperienza di vita da trasmettere ai più giovani. «Chi parla di guerra ne parla spesso a sproposito» ripeteva agli studenti come nelle rievocazioni pubbliche a cui non si è mai sottratto sino a quando la salute glielo ha permesso.
La memoria del passato lo vide anche in prima fila nel conservare, mantenere e ordinare i cimeli di guerra che divennero il patrimonio del Museo del Combattente, nella sede in via Sigonio a cavallo degli anni ’90. Testimonianze storiche che richiamarono 3 mila visitatori nell’ultimo anno di apertura. Quando chiuse, una decina di anni fa, centinaia di reperti finirono ammassati negli scatoloni all’ex Mercato Ortofrutta.
«Ci hanno promesso una sede nuova - disse alla Gazzetta in un’intervista dell’ottobre 2014 - ma non hanno mantenuto le promesse. Nel 2015 c’è l’anniversario della prima guerra mondiale: Modena cosa vuol fare per ricordare quegli avvenimenti? I nostri cimeli sono stati donati dalle famiglie dei reduci o li abbiamo recuperati noi stessi: perchè non possono essere un patrimonio delle nuove generazioni?»
Niente da fare, tutto dimenticato. Oggi solo una piccola parte di quell’eredità storica è esposta ordinatamente in una saletta a fianco della sala Ulivi (ex Mercato Ortofrutta) in via Ciro Menotti, con una mostra inaugurata lo scorso 4 novembre; l’associazione va avanti grazie all’impegno volontario di una sola persona. «È stata una figura di riferimento per una generazione. Un tratto umano esemplare, sempre gentile»: questo il ricordo di Adriano Zavatti, oggi al vertice dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, che ha collaborato con Martino Righi in diverse iniziative. —
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