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concordia. il caso 

Cpl, annuncio dopo la sentenza «Faremo ricorso in appello»

Cpl, annuncio dopo la sentenza «Faremo ricorso in appello»

Riconosciuto dai giudici il «modello organizzativo idoneo a prevenire illeciti» e per la società è stato stabilito un risarcimento doppio rispetto alla sanzione

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concordia. La coop Cpl Concordia ricorrerà in appello contro la sentenza di primo grado pronunciata in tribunale a Modena, la stessa che ha portato ad una pena a quattro anni e due mesi nei confronti dell'ex presidente Roberto Casari per la metanizzazione dell'isola di Ischia.

In una nota Cpl rende noto che «con rispetto delle decisioni dei giudici, una volta conosciute le motivazioni, la società intende presentare ricorso in appello, nella convinzione dell'insussistenza degli addebiti ad essa specificamente rivolti sulla base del decreto legislativo 231/01, la responsabilità amministrativa delle società e degli enti».

La società rileva inoltre che i giudici di Modena, applicando le attenuanti rispetto alle richieste della Procura, hanno comunque riconosciuto a Cpl «di aver adottato e reso operativo un modello organizzativo idoneo a prevenire eventuali illeciti».

Infine Cpl evidenzia che la sentenza riconosce alla società un risarcimento del danno, quale parte civile, di importo pari al doppio dell'ammontare della sanzione che le è stata comminata. Ovvero 300mila euro contro 150mila.

Per la società, conclude Cpl, «il processo è stato una vicenda dolorosa, che ha segnato profondamente gli ultimi anni di vita della cooperativa: nonostante questo, grazie agli sforzi compiuti dagli oltre 1500 soci e dipendenti, Cpl Concordia è riuscita con determinazione e rinnovate energie a riconquistare un ruolo nel mercato e oggi guarda al futuro supportata da risultati economici e finanziari positivi».

Intanto nei bar di Concordia Roberto Casari resta “il presidente”, anche il giorno dopo la sentenza di condanna a 4 anni e due mesi per corruzione e false fatture. D’altra parte, sono in tanti - la Procura ha a disposizione gli elenchi - tra dipendenti, amici e parenti che in quell’albergo Le Querce di Ischia hanno ad esempio trascorso qualche notte nei due anni in cui la convenzione con la famiglia Ferrandino è rimasta attiva, prima che intervenissero i carabinieri. Una operazione ritenuta spropositata per “tenersi buono” il sindaco che, per i giudici di Modena, si “metteva a disposizione” (corruzione impropria), mentre il fratello Massimo veniva stipendiato presso la sede romana di Cpl.

A Concordia poi faticano ancora a credere alla consistenza delle fatture scoperte dagli investigatori (da centinaia di migliaia di euro), pagate ai vari Montali e Simone per prestazioni evanescenti, e che in realtà (per i giudici) erano false, finalizzate a creare, a Roma e in Tunisia, i fondi neri. Contro le condanne comunque fioccheranno gli appelli. E arriveranno anche le prescrizioni. —

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