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Il “film” degli omicidi di Lame racconta l’orrore alla Corte

Alberto Setti
Il “film” degli omicidi di Lame racconta l’orrore alla Corte

Proiettate ieri al processo le immagini agghiaccianti registrate dai carabinieri L’imputato Rainone resta impassibile. «Tracce di sangue anche nella sua auto»

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Un “film” sul duplice omicidio dei fratelli Ugo e Breno Bertarini. Lo hanno registrato i carabinieri del Nucleo investigativo del comando di Modena, nelle ore seguenti la tragedia che il 27 gennaio 2018 ha sconvolto Zocca. Il documento, in tutta la sua drammatica crudezza, è stato proiettato ieri alla seconda udienza del processo in Corte d’Assise che vede imputato Angelo Rainone, genero di Ugo. Accusato di omicidio volontario aggravato da premeditazione e crudeltà, oltre che di stalking.

Immagini che hanno riproposto alla Corte d’Assise lo “stile Aemilia”: al processo contro la ’ndrangheta nostrana infatti erano state più volte esplicative e decisive le foto, i montaggi, i video e le intercettazioni elaborate dagli investigatori.

Gli stessi che ieri, con un “marchio” ormai consolidato, hanno raccontato al presidente della Corte, dottor Angelo Tibaldi Gin, alla collega Antonella Pini Bentivoglio e ai giudici popolari l’orrore che si è consumato nella piccola stalla dell’azienda agricola Monte San Giacomo. Immagini forti, di persone decedute e orrendamente ferite e mutilate, in un caso, nel tentativo disperato di difendersi dai fendenti. A spiegare quella scena del crimine sono intervenuti i carabinieri.

Il maggiore Mari, che comandava la squadra investigativa, ha riferito che dopo i contrasti con Rainone nell’azienda in località Lame erano state cambiate le chiavi, e che agli atti c’erano già 5 denunce contro l’imputato per minacce e stalking, presentate sia dai fratelli Ugo e Breno Bertarini, 73 e 70 anni, che dalla figlia di Ugo, moglie di Angelo, con cui era in conclamato conflitto.

Marcello Mari ha raccontato dei primi rilievi e della perquisizione nella notte a casa di Rainone, che hanno condotto tra l’altro alla scoperta di tracce di sangue sia nell’auto in uso all’imputato, trovata parcheggiata davanti a casa sua, sia nell’appartamento in cui viveva. Il maresciallo Sergio Piccione e il brigadiere Giovanni Colapietro hanno illustrato i dettagli di quei rilievi, riferendo tra l’altro che le tracce di sangue nell’auto furono rinvenute sui pedali per la guida e su una cartellina gialla appoggiata sul sedile. Hanno riferito che alla prima ispezione fu notata la roncola usata per l’omicidio in un secchio d’acqua, accanto ai cadaveri. Acqua “colorata” di sangue. E nel secchio c’era anche il brandello di uno degli abiti da lavoro indossati da uno dei due fratelli. Un’altra roncola venne invece rinvenuta a casa di Rainone.

Passo dopo passo, si sta così dipanando nel processo la dinamica dei delitti. Uno dei due fratelli venne colpito alle spalle, mentre preparava il pranzo dei cani in una stanza attigua. Avrà cercato di difendersi, avrà fatto qualche passo verso la stalla, ed è stato massacrato, con l’amputazione delle dita della mano destra. L’altro fratello invece, era presumibilmente all’esterno. Entrando, deve essersi trovato davanti una scena inquietante, agghiacciante, che gli ha persino impedito di opporre una qualche difesa all’assassino che si era rivolto verso di lui. Rainone, tuttora detenuto, ha assistito quasi impassibile alle immagini che le tv allestite in sala gli mostravano. Solo un paio di volte ha rivolto lo sguardo altrove. A difenderlo gli avvocati Lazzari e Amodio, che in più occasioni hanno puntigliosamente cercato sottili chiarimenti o inadeguatezze nei racconti dei carabinieri.

Tanto che, puntualmente, si è registrata la ferma opposizione del pm, Lucia De Santis. Intenzionata ad evitare che venisse smarrito il filo logico delle complesse investigazioni e delle testimonianze che le spiegavano. Il presidente alle 13 ha aggiornato l’udienza a venerdì prossimo. —

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