Gazzetta di Modena

Modena

INTERVISTA a leonardo piccinini 

«Modena, ti basta poco per fare un salto di qualità»

Stefano Luppi
«Modena, ti basta poco per fare un salto di qualità»

L’operatore e storico dell’arte analizza pregi e difetti della realtà della sua città «C’è un grande potenziale e in più settori, non lo si sa valorizzare abbastanza»

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«Ci sono accorgimenti poco costosi che si potrebbero fare - riflette lo storico dell’arte Leonardo Piccinini - per facilitare i percorsi della cultura in città. Alla stazione ferroviaria, ad esempio, manca la segnaletica per recarsi a vedere il sito Unesco. L’area dell’ex Manifattura Tabacchi, lì a due passi, andrebbe ripensata magari coinvolgendo i fotografi con opere site-specific mentre quando se n’è andato via il Cavallo di Mimmo Paladino non si è intrapresa alcuna azione. Noto che la cultura visiva contemporanea al momento non scalda i cuori, del resto i responsabili pare non vivano a Modena. Bene invece il lavoro di Martina Bagnoli con le Gallerie Estensi autonome». Leonardo Piccinini, operatore culturale, da Milano dove lavora segue i fatti della sua città natale.

Piccinini cosa salva e cosa no in ambito culturale?

«Accennavo a Martina Bagnoli a Modena ormai da oltre tre anni con un museo che tra Modena, Sassuolo e Ferrara è stato giusto unire sotto un’unica regia. La Galleria Estense, oggi molto più razionale e ben illuminata, del resto qui si gestisce il patrimonio ereditato da Casa d’Este regnante per cinquecento anni sul ducato che ha avuto la nostra città come capitale per oltre due secoli».

Questo per l’arte antica e il contemporaneo?

«Ci sono, a mio vedere, maggiori problemi da risolvere e per risolverli occorre prima di tutto richiamare l’attenzione dei cittadini. Secondo me un grande fotografo come Luigi Ghirri è stato molto poco analizzato in una città dove pure ha operato tutta la vita: oggi lo espone perfino Parigi mentre Modena non ha mai organizzato una sua personale ampia come invece ha fatto Reggio a inizio secolo. Si potrebbe puntare su di lui, oppure su Gabriele Basilico che fotografato anche il nostro centro storico. Forse servono progetti specifici per la nostra città, coinvolgendo artisti facendoli produrre qui, ma occorre che anche i curatori siano ben presenti sotto la Ghirlandina. Altrimenti è tutto troppo complicato mentre, per usare una parola abusata ma chiara, occorre essere ‘glocal’».

Le chiedevo invece cosa funziona in questi anni.

«Trovo straordinario il sistema delle biblioteche cittadine, soprattutto la Delfini a Palazzo Santa Margherita anche se la ricordo ancora quando era nel settecentesco palazzo Sabbatini-Valdrighi in corso Canalgrande con le sue meravigliose statue in ferro battuto: era un luogo integro poi lì sono state fatte delle scelte scellerate. Ma il sistema delle biblioteche è appunto ottimo, ad esempio trovare un libro d’arte alla Poletti, a scaffale libero, è molto più agevole che a Milano. Occorre aumentare il budget per l’acquisto dei libri e allungare gli orari di apertura, ma sono fiero di essere modenese soprattutto per il sistema delle biblioteche».

Parlare di cultura vuole dire anche parlare di “contenitori”, ossia di edifici storici: nei giorni scorsi il sindaco Gian Carlo Muzzarelli si è detto preoccupato.

«Capisco, perché il tema si sviluppa soprattutto in centro storico, in quello che è il biglietto da visita di ogni città. E lì ci sono stati tanti miglioramenti, ma appunto non molto di non utilizzato a dovere come ad esempio il convento delle Domenicane. perché il sindaco non fa un pubblico appello per la sua riquAlificazione?».

Altri luoghi da salvare? «Restiamo in quell’area, con l’ex Manifattura che è un grande recupero, ma è un edificio molto monotono e non appetibile dal punto di vista immobiliare. Ottimo sarebbe posizionarvi il tribunale, ma l’area intorno è utilissima».

Per cosa?

«Ci sono spazi molto ampi, perché non utilizzarli per il cinema all’aperto visto che non ci sono case intorno? Qui, tra l’altro, stava benissimo il Cavallo di Paladino, ma quando è stato venduto non si è pensato a come sostituire l’opera anche se siamo in un punto strategico. Una porta non sfruttata per l’accesso al centro».

Ha idee e consigli da fornire al prossimo assessore alla cultura?

«Modena ha ben comunicato la gastronomia, Pavarotti, la Ferrari, ma ha fatto pochissimo su un personaggio storico come il duca Francesco I d’Este che nel ‘600 ridisegnò Modena e si fece ritrarre da Velazquéz, Bernini e Guercino (un suo ritratto è in vendita da un antiquario in città). Meriterebbe un film perché sono le radici della nostra città mentre è chiuso il Pantheon degli Este alla chiesa di San Vincenzo. Ma ci sono anche altri personaggi dimenticati come il condottiero Raimondo Montecuccoli e Ciro Menotti, liberale e progressista. Un protagonista del risorgimento, ma a Modena è sparito il museo del Risorgimento».

In conclusione?

«Occorre battere in modo assiduo sui social e parliamo di quel capolavoro del cimitero di San Cataldo firmato da Aldo Rossi». —



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