Quando le famiglie vivono in una comune «Così si superano i problemi della povertà»
L’esperienza di due nuclei, italiani e stranieri, sfrattati che ora condividono gli spazi in una villa affittata dai Servizi sociali
il progetto
Si scrive “cohousing”, si legge condivisione degli spazi comuni da parte di più famiglie che hanno problemi economici.
Il Comune di Carpi ha sperimentato per la prima volta questa nuova soluzione abitativa per chi deve affrontare i problemi dell’indigenza. E così ha ridato vita a una grande villa sfitta, grande almeno 200 metri quadrati, aprendo le sue porte a nuclei famigliari che presentano alcune caratteristiche specifiche: un minore a carico e l’essere stati sfrattati.
Per il momento, sono due i nuclei con questi requisiti che abitano insieme nella grande casa alla periferia della città, affittata dal municipio grazie ai fondi raccolti con il 5 x 1000. Dove, al di là delle camere da letto e del bagno annesso, gli spazi sono in comune. Si sta lavorando, inoltre, perché in cucina si possano ricavare zone personalizzate per gli ospiti. La convivenza può non rivelarsi semplice. Tuttavia, l’esperimento funziona con successo ed è già previsto l’ingresso di un’altra famiglia nella stessa abitazione. Nella grande casa ci sono cinque camere da letto, cucina in comune, una sala, il garage e il giardino intorno.
La selezione per accedere al servizio è effettuata dagli operatori dei Servizi sociali. L’obolo che si paga in cambio di ospitalità è simbolico: i nuclei versano un affitto di soli 70 euro, così come previsto dal tariffario concesso a chi è beneficiario di agevolazioni.
«Abbiamo preso questa casa in affitto per i prossimi tre anni - spiega l’assessore alle Politiche sociali, Daniela Depietri - Servono caratteristiche precise per potervi accedere: essere stati sfrattati e, nella propria famiglia, deve esserci un minorenne. Stiamo facendo tutto il possibile per trovare soluzioni abitative, vista l’emergenza povertà che si abbatte con intensità anche sul nostro territorio. Vogliamo fare tutto quanto in nostro potere per sperimentare ogni tipo di possibilità per colmare i grandi bisogni della tipologia di utenti di questa fascia di servizio».
Non si può beneficiare in eterno del cohousing. La forma di assistenza è stata pensata perché le famiglie possano rimanere nelle abitazioni un paio d’anni. Si punta, infatti, al reinserimento sociale di chi abita nella grande villa.
«Sotto lo stesso tetto convivono persone con esperienze profondamente diverse - prosegue l’assessore Depietri - Si tratta di una famiglia straniera, e una italiana. Entrambe con figli minorenni, come spiegato prima. Tutto è all’insegna della condivisione. Ad esempio, ci si organizza per i turni delle pulizie. Questo consente di sentirsi meno soli anche se diventa indispensabile lavorare per il riscatto sociale delle famiglie che usufruiscono di questo tipo di agevolazione abitativa» conclude la titolare delle Politiche sociali.
Ma nella sfida all’emergenza abitativa entrano anche soggetti privati, che effettuano donazioni a Porta Aperta e Caritas per sostenere le emergenze delle famiglie con situazioni che presentano fragilità. Avviene, infatti, che chi ha bisogno, in alcuni casi, possa alloggiare qualche notte in albergo grazie alla generosità di alcuni carpigiani che sostengono le spese. —
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