Il cantiere non finisce mai Residenti esasperati e un negozio chiede i danni
Doveva durare 60 giorni e forse sarà finito in otto mesi il cantiere di via SS. Trinità, dove Hera doveva sostituire le condotte le per le utenze e in cui il manto stradale in asfalto andava rifatto con i ciottoli.
Gli abitanti sono esasperati, al punto che sul cartello della rete che separa via Canalino dal resto della strada il nome di una delle ditte è stato corretto da “Trotta” in “lumaca”. «Eppure loro sono gli unici che non c’entrano niente - li giustifica Giorgia Zanni, titolare di un negozio di oggettistica - Le interruzioni dei lavori e l’allungamento dei tempi di lavoro sono arrivate per un cumulo di sbagli organizzativi di chi ha gestito tutta l’operazione. Basti dire che sui cartelli prima era indicata come data di riapertura il 28 settembre 2018, poi il successivo 5 novembre e ancora il 25 novembre. Poi nessuna data vera».
Ora si parla del 10 marzo e in effetti il selciato è quasi completato, ma per far muovere di nuovo i tecnici sono state necessarie le proteste degli abitanti prima e una richiesta danni di varie migliaia di euro della stessa Zanni.
«Ho il negozio a metà strada e sotto Natale mi hanno scavato anche il marciapiede, non si poteva proprio entrare in negozio. Non era possibile mettere neppure una passerella - attacca mentre ripercorre le tappe del cantiere contestato - Per la mia attività, visto che gli acquisti si concentrano in quel periodo, è stato drammatico. Visto che sul marciapiede già stretto dalla rete non ci passava neppure una persona con cappotto e ombrello, è stato necessario creare una sorta di catena umana per trasportare la merce che arrivava sui pallet». Alla fine anche un gentile vicino di casa ha preso a cuore la situazione e le ha prestato gratis lo spazio di un negozio vuoto lì a fianco.
Così ha rimediato i guai peggiori mentre il rimpallo di competenze tra tecnici Hera, Comune e ditte appaltatrici accumulava ritardi su ritardi. «In piena estate il 5 agosto veniamo informati dai volantini sulle porte dell’inizio lavori il 20 agosto - incalza Giorgia Zanni - Il 21 tutto chiuso e via, viene tolto l’asflato. Il 29 primo stop, affiora la fognatura di epoca ducale, in mattoni. Ci dicono che deve intervenire la Soprintendenza, obbligatoria per legge in ogni scavo oltre i 50 centimetri. Il 27 settembre arriva l’archeologo e dopo un mese e mezzo è tutto finito. Nuovo stop, sono saltati fuori dei muri in mattoni a lato strada, ma non è un problema, ci dicono. Altra sosta e si riparte ai primi di novembre per rifare le reti di gas, luce e acqua, con la posa terminata la settimana prima di Natale. Poi blocco totale e a metà gennaio faccio partire la richiesta di risarcimento danni al Comune: in due giorni rimettono i cartelli di cantiere, ripuliscono i portici, arrivano anche i responsabili tecnici. Peccato che quando Hera si è messa al lavoro per collegare le reti alle case si è accorte che il montaggio non andava bene per ragioni di altezze negli impianti. In breve, hanno ricominciato da capo. Dieci giorni fa, dopo altre soste, hanno promesso che ripartivano e ora dovremmo essere alle ultime battute. E a noi i danni chi li ripaga?». —
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