Guerra: «Numeri alti in città soprattutto giovani e single»
Professoressa Maria Cecilia Guerra, docente di Scienza delle finanze ed Economia pubblica al dipartimento di Economia “Marco Biagi” dell’Università di Modena e Reggio Emilia, lei è stata sottosegretaria del Ministero del lavoro nel governo Monti e poi vice-ministro del medesimo dicastero nel Governo Letta promuovendo il reddito di inclusione. Come giudica invece il reddito di cittadinanza?
«In sé è una buona idea, stiamo parlando di una misura di contrasto alla povertà su cui sono state investite risorse rilevanti ispirate ad un obiettivo condiviso: la povertà in Italia esiste e riguarda 5 milioni di persone. Purtroppo suscita perplessità il modo in cui è stata realizzata e più che mai la discussione che la sta accompagnando, come se le persone povere fossero fannulloni o imbroglioni, invece che vittime di ragioni strutturali come la crisi degli ultimi anni».
In molti la considerano misura assistenzialista e ritengono prioritario investire, dunque “creare” posti di lavoro piuttosto che redistribuire…
«Credo che sia una lettura sbagliata che non tiene conto di un elemento fondamentale, ovvero che esistono in Italia i “lavoratori poveri”, persone che pur lavorando full time vivono sotto la soglia di povertà assoluta o che non hanno possibilità di un impiego per svariate ragioni, come l’assistenza a familiari disabili. Da un’indagine dei miei colleghi di Unimore, Baldini e Gallo, emerge che al centro-nord i “lavoratori poveri” sono il 35 per cento».
Quindi non resterebbe sorpresa se anche a Modena, tra le città con reddito e Pil più alto in Italia, ci fosse un boom di domande?
«La povertà è un fenomeno che purtroppo esiste anche da queste parti ed è anche probabile che ci siano più domande del previsto. Nell’accesso al reddito chi vive da solo è ‘avvantaggiato’ e a Modena i nuclei composti da una sola persona sono il 40 per cento del totale; molti sono giovani e tutti siamo consapevoli delle difficoltà lavorative dei nostri ragazzi».
C’è poi il requisito dei dieci anni di residenza per gli stranieri…
«Una misura inconcepibile, che rischia di tagliare fuori buona parte delle famiglie che ne hanno davvero bisogno. Basti pensare che dall’ultima indagine dell’ufficio statistico del Comune è emerso che a Modena il 31 per cento dei bambini ha genitori stranieri. C’è poi l’elemento della numerosità del nucleo familiare, il meccanismo per lo stanziamento è poco generoso con l’aumento dei componenti e considerando che a Modena le famiglie con 5 o più figli sono 4 mila, ecco che in tanti otterranno molto meno di quello che avrebbe senso dargli».
Poteva dunque essere realizzata in maniera differente?
«Certo, è comunque importante che muova i primi passi, ma resta pur sempre un errore il finanziamento in deficit e l’idea di affrontare con una sola misura la lotta alla povertà e il tema del lavoro». —
G.C.
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