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Maretti: «Mi candido per restituire alla città il suo ruolo smarrito»

Alberto Setti
Maretti: «Mi candido per restituire alla città il suo ruolo smarrito»

Sabato la presentazione del portabandiera del centrodestra «Rapporti con Sarcone in cantiere? Nessuno, controllavo»

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Ingegnere, 58 anni. Mirandolese. E candidato per il centrodestra a Mirandola, con qualche sassolino da togliere dalle scarpe. L’ingegner Mario Maretti “scende in campo”, per usare un noto adagio, e sfida con una lista civica e con i partiti del centrodestra il Pd di Roberto Ganzerli e i Cinquestelle di Nicoletta Magnoni. Sabato mattina alle 10.30 al Pico Lounge Bar la presentazione ufficiale.

Ingegnere, si racconti...

«Laureato nel 1988, dieci anni di direzione cantieri presso le imprese Acea e Reggiani, altrettanti presso l’ufficio perizie di Bper e al tempo stesso da libero professionista. Dal 2012, poi, solo libero professionista, per l’emergenza che tutti conosciamo».

Terremoto: da libero professionista come valuta la situazione?

«La ricostruzione è ostacolata da una burocrazia asfissiante, che sta rallentando all’inverosimile il ritorno alla normalità. False tutte le promesse fatte, ovvero che la burocrazia sarebbe stata limitata, e inconsistenti le giustificazioni. La verità è che c’è un sistema deformato che crea e amplifica i problemi per auto-alimentarsi. Noi tecnici non contiamo più per la professionalità e la competenza, ma per le caselle che barriamo nella compilazione di moduli, che impegna il 70% dell’attività».

A proposito di cantieri. Appena la Gazzetta ha pubblicato la notizia della sua candidatura, hanno cominciato a circolare resoconti giornalistici del processo Aemilia, nel quale lei avrebbe giudicato positivamente l’operato del boss Sarcone...

«La ringrazio per questa domanda. Ho ben presente e ben volentieri ci metto la faccia. Per precisare che io non ho lavorato con questo signor Sarcone, quale suo collaboratore, o socio. Anzi. Parliamo di episodi del 2004 o giù di lì, quando ero alle dipendenze di altre aziende. Controllavo i cantieri, e tra le ditte in subappalto c’erano evidentemente anche questi signori. Io al processo Aemilia ho solo risposto a delle domande, e cioè ho detto dal punto di vista tecnico che non avevo avuto nulla da eccepire di grave. Così quando ero il tecnico di fiducia di una immobiliare, la Scomi di Franco Zaccarelli. Un appalto se lo era aggiudicato l’impresa di Sarcone e io semplicemente controllavo i lavori. Così come mi è accaduto una terza volta, per delle villette che avevo progettato. I committenti erano sempre ditte o persone conosciute a Mirandola, io lavoravo per loro, nella più trasparente legalità. Comunque gli atti, anche del processo, sono a disposizione di tutti, e personalmente sono disponibile a qualsiasi chiarimento che ponga fine ad insinuazioni diffamanti».

Ci dica allora perché si è candidato.

«Alla mia età, ho visto la mia città progressivamente impoverirsi. Ritengo però che lamentarsi solo di una politica di professione autoreferenziale non serva. Metto la mia persona e la mia esperienza al servizio di Mirandola, per provare ad invertire la tendenza».

E con quali punti programmatici?

«Qui gliela faccio breve. Le persone hanno bisogno di sicurezza, e di attenzione alla salute e alla sanità. La città e le imprese di ritrovare un centro storico vivibile, una ricostruzione migliore, trasporti e viabilità degni di Mirandola». —



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