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I cittadini e il controllo del vicinato: gli occhi e la chat contro i reati

S.TO
I cittadini e il controllo del vicinato: gli occhi e la chat contro i reati

Inizia un viaggio tra i 49 gruppi che coinvolgono, tra quartieri e frazioni, circa 1300 persone residenti 

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In città continuano ad aprirsi nuovi occhi. L’elenco ufficiale parla di 1300 persone, di 49 gruppi, la maggior parte dei quali è nata l’anno scorso, una volta che il tam tam tra gli stessi cittadini ha iniziato a risuonare quartiere per quartiere. Ma la voglia di combattere per la propria sicurezza osservando, passeggiando, cercando di cogliere i potenziali pericoli e le presenze che possono essere sospette, non si ferma: sono in arrivo nuove presentazioni, che sottendono alla nascita di altri piccoli e medi raggruppamenti di volontari, di sentinelle (anche se non si deve pensare a persone “arruolate”), di conoscitori del proprio territorio che si uniscono in rete per aiutarsi vicendevolmente. I nuovi occhi, i nuovi arrivi sono previsti in via Panni, in via Viterbo, mentre stanno prendendo forma i gruppi di Portile, Villanova, Lesignana, Baggiovara e via Wiligelmo. È un meccanismo che non si arresta e che paradossalmente non fornisce la bacchetta magica, non dà cioè quelle certezze che si vorrebbero ottenere nell’immediato, vale a dire eliminare i furti nelle case e gli scippi in strada. Ma nel tempo ci si può rendere conto di quanti furti nelle case o scippi in strada siano stati evitati con semplici accorgimenti o grazie alle segnalazioni, grazie ad una luce lasciata accesa o all’essersi accorti in tempo di quella finestra socchiusa che invece doveva essere chiusa.

Nel sistema “controllo del vicinato” si diventa consapevoli che qualcuno, proprio il tuo vicino, ti sta aiutando perché, mentre sei al lavoro, lui è in casa e sta passeggiando in quel tratto di strada con il suo cane e guarda che cosa accade. È abituato a osservare, presta attenzione all’auto in sosta da mezz’ora con qualcuno mai visto nel quartiere che sembra che osservi i cortili e le finestre. Il vicino chiama il “capo”, il coordinatore, fa pure la foto e gli invia la targa, e la sua informazione dal referente del gruppo viene girata alla polizia municipale.

Una catena, i cui anelli sono i cellulari di ciascun membro del gruppo, smartphone che parlano via Whatsapp, veloci, in chat efficaci se non vengono ingombrate da commenti e chiacchiere inutili.

Mentre nei Comuni della provincia erano già una realtà consolidata, i gruppi di controllo del vicinato a Modena hanno iniziato ad attecchire più tardi. Il primo debutto, due anni fa, si deve ad alcuni residenti di via Zamenhof: una rapina violenta si era consumata proprio sotto le loro case. Sentirono il dovere di fare qualcosa e iniziarono a contattare l’associazione dei gruppi Cdv, nel Nord’Italia, dove tutto era nato. Il Comune iniziò ad organizzarsi e ben presto, oltre a Zamenhof, scese in campo Cognento con la costante emergenza furti. Le vie Birmania e Marinetti, il gruppo della Crocetta-Torrenova già unito in chat poi San Damaso, Villaggio Zeta, la varie strade di Modena Est e anche il gruppo ai Torrazzi, formato dai titolari delle ditte troppe volte sotto assedio. —

S.TO

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