Gazzetta di Modena

Modena

intervista a fabio galvani 

«Negozi di qualità, orari e un manager per la città»

Luca Gardinale
«Negozi di qualità, orari e un manager per la città»

Il commerciante di via Emilia e la sua ricetta per rilanciare il cuore di Modena «Le attività hanno bisogno di un dirigente per poter funzionare al meglio»

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Di una cosa è convinto: se il cuore funziona bene, allora anche tutto il resto ne trae giovamento. E visto che il cuore è il centro storico della città, bisognerebbe fare di tutto per farlo pulsare al meglio. Fabio Galvani, 41enne modenese e titolare dell’ottica Galvani di via Emilia, vive tutti i giorni il centro storico e i suoi problemi, anche se per inclinazione preferisce partire dal bicchiere mezzo pieno.

Galvani, quali sono i punti di forza del centro di Modena?

«Il grande punto di forza sta proprio nel fatto di essere il cuore della città: di conseguenza, se funziona, anche la periferia sta meglio. E poi ci sono tante attività storiche che resistono e che lo fanno vivere, mentre sul fronte del turismo è stato fatto un grande lavoro, con frutti che vediamo tutti i giorni».

Passiamo alle cose più problematiche: i parcheggi bastano o ne servono altri?

«In realtà i parcheggi non mancano: il più grande, il Novi park, è sottoutilizzato, mentre se si riuscirà a sfruttare al meglio l’ex parcheggio Ferrari di viale Trento e Trieste, anche la parte opposta del centro ne trarrà giovamento. Nella stessa zona c’è il parcheggio dell’ex mercato ortofrutticolo di viale Ciro Menotti: anche quello è poco utilizzato, nonostante il centro di Modena non superi il chilometro da un capo all’altro della via Emilia. Insomma, i parcheggi non mancano, anche se quelli che ci sono andrebbero utilizzati meglio. Detto questo, il mezzo ideale per girare il centro è senza dubbio la bicicletta, anche se al momento mancano i depositi, magari da inserire in un contesto di parcheggi scambiatori».

Che sia in auto o in bicicletta, i modenesi in centro ci vanno: il problema è che i negozi chiudono…

«A portare a tante chiusure sono senza dubbio gli affitti sempre più cari, ma anche un dato fisiologico: tante attività, a partire da quelle storiche, lasciano perché le famiglie che le gestiscono da una vita invecchiano, e magari non trovano giovani disposti a portarle avanti. Oggi non è facile trovare ricette per contrastare il trend che ha portato a tante chiusure, ma una delle cose che si possono fare è puntare a uno standard di livello: i commercianti che stanno in piedi sono soprattutto quelli che sono riusciti a garantire un’offerta medio-alta, mentre a chiudere sono tante attività dal profilo più basso, e che forse potrebbero stare altrove. Un’altra questione che si potrebbe affrontare, pur mantenendo la libertà per quanto riguarda le licenze, è quella della differenziazione merceologica: se quasi tutti i nuovi esercizi sono ottici, negozi di intimo e bar, sarà difficile non “pestarsi i piedi” e togliersi a vicenda quote di mercato…».

Un’altra cosa da rivedere, alla luce del boom degli accessi in centro, è la questione dei permessi per il carico-scarico.

«Un’idea potrebbe essere quella di introdurre delle fasce orarie in cui il carico-scarico è consentito, con controlli più serrati sul rispetto delle regole. Del resto, chi vende prodotti freschi deve averli prima dell’apertura, o comunque entro le 10 del mattino, e magari nelle prime ore del pomeriggio: potrebbero essere proprio queste le fasce orarie in cui concedere i permessi per entrare in centro, mentre negli altri momenti il cuore della città potrebbe essere vissuto nella sua pienezza, senza auto e furgoni che transitano».

Le pedonalizzazioni degli ultimi anni, a partire da quella di piazza Roma, hanno reso il centro indubbiamente più bello. Pensa che sarebbe necessario continuare su questa strada?

«Negli ultimi anni sono state fatte cose eccellenti da questo punto di vista. Quello che serve, probabilmente, è unirle con un piano organico, un piano che contenga tutte le iniziative, le azioni e i servizi per valorizzare il cuore della città: andare in centro deve essere un’esperienza vissuta dal maggior numero di persone possibile, in modo da aumentare gli scambi economici che fanno vivere il commercio e dunque il centro stesso. Un piano che potrebbe prevedere anche un’altra misura: una serie di azioni dell’amministrazione comunale per agevolare le ristrutturazioni da parte dei proprietari dei palazzi. Sulla via Emilia, per fare un esempio, abbiamo alcune zone con dei portici che non si trovano nemmeno in periferia…».

Cos’altro potrebbe servire al centro?

«Probabilmente un referente unico per le attività commerciali. L’amministrazione ci ha sempre ascoltati, ma quella che ho in mente è una figura più tecnica che politica, un “town center manager” che faccia da interlocutore costante per il centro storico. L’ideale sarebbe avere una figura giovane, ma con un po’ d’esperienza per gestire al meglio la situazione». —



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