Autismo e integrazione Un team modenese accanto alle famiglie
Negli ultimi anni le diagnosi sono cresciute fino a 700 casi «Dal benessere della persona all’inserimento lavorativo»
La causa o le cause dell'autismo non sono ancora state identificate: siamo di fronte ad uno spettro di disturbi dalla genesi multifattoriale. Le parole della dottoressa Michela Stagnaro, neuropsichiatra infantile, non lasciano dubbi: siamo ancora lontani dall'ottenere una spiegazione precisa dell'autismo. Ciò che invece è più aperto all'interpretazione riguarda l'azione successiva alla diagnosi: di questo si è parlato nella conferenza organizzata dalla cooperativa sociale InTandem in cui la dottoressa Stagnaro è stata affiancata da Martina Rota, psicologa e analista del comportamento certificata BCBA, Sara Messori, tecnico del comportamento certificato, e Luca Bompani, coordinatore e assistente alla terapia di InTandem.
Su circa 120mila bambini e adolescenti da zero a diciotto anni in tutta la provincia, circa 11mila, (il 9%) sono assistiti dal Servizio di Neuropsichiatria infantile dell’Ausl modenese. Nel 2006 i casi diagnosticati erano circa 6mila. Negli ultimi anni sono raddoppiate le certificazioni di disabilità, sono quadruplicati i Dsa (Disturbi Specifici di Apprendimento); stanno addirittura “dilagando” i così detti Bes (Bisogni Educativi Speciali). Sono triplicate le diagnosi di autismo: oggi sono 700 i minori diagnosticati.
Dottoressa Stagnaro, questi dati corrispondono ad una reale crescita del numero di persone colpite?
«Ha certamente inciso la possibilità di fare diagnosi sempre più precoci, soprattutto per quanto riguarda le forme più lievi di disturbi dello specchio autistico, che in passato sarebbero passate inosservate. A questo si uniscono fattori ambientali, come inquinamento o stili di vita, su cui però non c’è un risultato univoco».
Quindi, dottoressa Rota, come si agisce su un soggetto colpito da autismo?
«Scientificamente, le terapie comportamentali si dimostrano molto più efficaci di altri tipi di terapie più eclettiche, come le diete. Una diagnosi precoce è fondamentale: prima si interviene, migliori saranno i risultati per la vita di questi bambini che diventeranno ragazzi e un giorno adulti. In particolare, nell'età della scuola dell'infanzia, c'è una plasticità neuronale che ci permette di agire in modo molto importante a livello cognitivo».
Che dire allora del nostro sistema scolastico?
«Sicuramente la politica dell'integrazione scolastica favorisce i nostri bambini, nonostante non sia sempre facile riuscire a creare una vera inclusione, anche perché a volte scarseggiano le risorse. Certo, l'inserimento nelle classi con alunni a sviluppo regolare aiuta uno sviluppo anche sociale. Il vero problema consiste in una futura autonomia lavorativa. Al momento il contesto italiano la rende difficoltosa».
E qui, dottor Bompani, entra in gioco la cooperativa sociale InTandem.
«Esatto: la parola “integrazione” è fondamentale in questo tipo di lavoro, è il motore delle attività della nostra cooperativa. Noi interveniamo sui ragazzi e i bambini con disturbi dello spettro autistico dai 2 o 3 anni fino all'età adulta: la nostra azione mira a fornire alle famiglie il supporto di professionisti adeguati, ottimizzando i tempi e di modi di un processo che può spesso risultare gravoso. Tutti i nostri servizi sono indirizzati al benessere della persona ed anche ad un inserimento nel contesto lavorativo. Per questo proponiamo attività molto diversificate: dalla terapia ABA (Applied Behaviour Analysis, analisi comportamentale applicata), a servizi educativi sulle autonomie, destinati ad adolescenti e giovani adulti, fino ad attività del tempo libero come uscite serali. L'obiettivo è tradurre il concetto di integrazione in realtà». —
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