Orione, spinone cieco caduto nel Panaro e salvato dai pompieri prima che annegasse
Intervento a San Donnino dopo la chiamata della giovane padrona I vigili del fuoco hanno utilizzato un gommone da rafting
La storia
Orione, un cane spinone di una certa età e ormai cieco, ha trasformato la sua passeggiata assieme alla sua padrona e ad altri due cani con cui condivide tetto e cuccia in una disavventura fortunatamente a lieto fine. Forse sentendosi un po’ più arzillo del solito, si è avventurato tra gli alberi ma, proprio per il fatto che ormai non ci vede bene, è finito dritto nel Panaro, rischiando di annegare trascinato via dalla corrente. Soltanto grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco Orione è riuscito a “riabbracciare” la sua padrona. Questa giovane, sui 25 anni, ha spiegato ai soccorritori che approfittava della bella giornata per fare un passeggiata lungo il percorso Natura, che ben conosceva. Siamo nella zona di San Donnino: la giovane, assieme ad Orione ed ad altri due suoi cani, si era inoltrata lungo il percorso nel tratto oltre i laghetti Natura, raggiungendo l’area dove si trovano le cave Montorsi e, sempre lungo il sentiero, arrivando in prossimità del Panaro.
Qui, come poi ha riferito ai vigili del fuoco una volta arrivati sul posto, avrebbe per un attimo abbandonato il sentiero classico del percorso e Orione, in una zona dove c’è una boscaglia, si è avventurato tra gli alberi. Ma il suo girovagare è finito ben presto: inavvertitamente si è avvicinato troppo all’argine ed è finto dentro al fiume, percorrendo una scarpata di almeno cinque metri per poi cadere in acqua. Il cane non riusciva più a raggiungere la riva.
«La ragazza ha chiamato la centrale dei vigili del fuoco, ci ha spiegato la sua posizione e siamo andati portando un battello pneumatico, ovvero un gommone di quelli che si usano per fare rafting, per andare nei corsi d’acqua con forte corrente» spiega il caposquadra intervenuto a San Donnino.
«Il cane, nel suo dramma, era stato bravo - dice il caposquadra - perché era riuscito ad “aggrapparsi” ad alcuni rami, in un’ansa del fiume. Ma da lì non riusciva più a muoversi. Aveva capito il pericolo, aveva sentito che la corrente lo avrebbe portato via. Lo abbiamo raggiunto con il gommone e lui si è lasciato prendere. Era docile. L’abbiamo portato a riva e lui ha così raggiunto la sua padrona».
«Interventi come questo - spiega il caposquadra dei vigili del fuoco - sono piuttosto frequenti. Succede che un animale scivoli nelle scarpate e finisca dentro a un corso d’acqua con corrente e rischi di annegare. Se si rendono conto del pericolo, sono gli stessi animali a capire che l’intervento dell’uomo è proprio per loro, per trarli in salvo. Quando invece non è così, ci troviamo di fronte ad animali molto aggressivi perché molto impauriti. Allora, con tutte le precauzioni, cerchiamo di coprire loro il capo, infilando la testa in un sacco in modo che stiamo più calmi e poi procediamo al recupero». Con Orione non è stato necessario. —
S.TO
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