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Orlandi, Pavarotti, Ferrari e Panini Così la città ha una marcia in più

Lo sport è il denominatore comune di un progetto che nel tempo ha saputo ritagliarsi un ruolo sociale 

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LA STORIA

Bastano le facce, i volti, gli sguardi. È così che Maria Carafoli, nel condurre i lavori per i 60 anni del Panathlon, ha inteso il libro celebrativo: le foto di coloro che hanno fatto la storia di questa associazione, i volti di chi ha passato il testimone negli anni, gli occhi di chi ha ricevuto importanti finanziamenti per portare avanti la propria attività, il proprio progetto, la propria attenzione al sociale. Perchè il Panathlon è stato questo: arrivare laddove le istituzioni non sono riuscite ad arrivare. Non un sostegno fine a se stesso, non un assegno di mantenimento, ma la scelta di progetti documentati, in grado di fare rete, pensati per chi è in difficoltà, capaci di durare per più anni e di intercettare un numero di persone sempre più alto. Quella del Panathlon è stata una scommessa giocata sul territorio, investendo su chi aveva un sogno o una buona idea da realizzare. Scommesse vinte insieme. E per racchiudere tutto questo sforzo in un volume, le fotografie scelte parlano più di fiumi di inchiostro.

Il volume ieri è stato presentato ufficialmente alla città e ripercorre i sessant’anni, con particolare riferimento agli ultimi dieci, di una storia nata in città e arrivata ben oltre i confini di Modena. Si vedono uno dopo l’altro i protagonisti e le iniziative, non solo chi ha ricevuto, ma anche chi ha donato con generosità, credendoci in prima persona.

Difficile scegliere nomi e testimonianze. Certamente si parte dall’inizio della storia, quando il 2 aprile 1958 il cavaliere del lavoro Renzo Orlandi, insieme ad un gruppetto di modenesi, fondò il club modenese. Da sempre una particolare attenzione allo sport, come il Panathlon vuole, ma la scommessa vinta in questi anni è stata proprio quella di aver capito il cambiamento dei tempi, guardando con anticipo al valore sociale che lo sport riesce a trasmettere, come mezzo di integrazione ed inclusione. E quindi a partire dallo sport la capacità di dialogare con la società per nobili fini.

Dobbiamo ricordare i soci che nel tempo hanno dato lustro al club di Modena e fra questi personaggi di valore internazionale come Luciano Pavarotti e Giuseppe Panini. Enzo Ferrari era un ospite sempre gradito, così come i massimo esponenti dello sport cittadino, a cominciare dagli olimpionici modenesi.

La solidarietà, così, è diventata un gioco di squadra: istituzioni fino all’Accademia Militare, finanziatori privati, cittadini che hanno sposato la causa del Panathlon, che ha sempre i giovani come obiettivo. Anche per i prossimi sessant’anni. —

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