In viaggio a Medjugorje per ascoltare gli altri e conoscere se stessi
Viaggiare per scoprire, conoscere e conoscersi. Non è la prima volta che Andrea Ancarani, 22 anni, decide di affrontare il viaggio in modo diverso da quello a cui siamo abituati, privilegiando la dimensione sociale e umana che esso porta con sé.
«In questo senso, l’ultimo viaggio che ho fatto in ordine di tempo è stato organizzato da Gioventù Missionaria e si è trattato di una settimana spesa tra volontariato e spiritualità presso Medjugorje – racconta Andrea che è modenese e vive a Milano da quattro anni dove studia Legislazione d’Impresa all’Università Cattolica - Mi ha spinto a partecipare il desiderio di trascorrere un capodanno alternativo dedicato all’aiuto verso l’altro, alla vicinanza a persone in difficoltà, allo stare insieme con altri ragazzi missionari e alla spiritualità. Volevo mettermi in gioco con un’esperienza nuova e diversa». Condividere un tempo di festa con persone reduci dall’esperienza di una guerra che ha lasciato profonde ferite e ha fatto perdere a molti la speranza. Andrea ha conosciuto molte famiglie e persone, tutte segnate dalla guerra, che avevano perso un parente, un conoscente o che soffrivano di disturbi post traumatici. «In queste situazioni di povertà estrema (lo Stato passa un assegno di 50-100 euro al mese a famiglia, e moltissimi non ricevono neanche l’assegno) si annidano piaghe come la violenza familiare, l’alcolismo, il tabagismo – racconta il giovane - Quindi non vi è solo povertà, ma anche un disagio psicologico molto profondo dovuto alle atrocità della guerra, all’esser costretti ad abbandonare le proprie case e a essere stranieri nella propria terra». Andrea parla del volontariato come occasione di sincera comunione con l’altro tramite l’aiuto, una chiacchierata, per crescere e imparare. «In un mondo dove siamo (o ci sentiamo) sempre più soli e l’attenzione verso l’altro è vista sempre più con diffidenza, il volontariato è uno strumento che insegna ai giovani a convivere e rispettare l’altro, il diverso».
«Mi terrò stretto il ricordo di Sara e Anthony, due ragazzi come me, con le stesse paure e inquietudini riguardo al futuro, ragazzi che hanno amici, usano i social, parlano il linguaggio di noi giovani in termini di gusti, tendenze – conclude Andrea - In loro ho visto il segno di una generazione di guado: che conserva la speranza, la vitalità della giovane età e di chi ha la fortuna di studiare, ma che cresce nel deserto dato dal 55-60% di tasso di disoccupazione giovanile. Partecipare alla missione in Bosnia mi ha anche permesso di stringere forti legami con tutti gli altri missionari, è incredibile come possano nascere solide amicizie vivendo insieme solo una settimana».
E conclude: «È la magia del fare del bene insieme. Per il 2019 continuo la mia attività di volontariato a Milano attraverso le tante attività e iniziative interessanti organizzate da Gioventù Missionaria e per l’estate chissà, forse, esami permettendo, vado in missione tre settimane in Messico». —
L.S.
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