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IN TRIBUNALE 

Formaldeide a Villa Fiorita La Cgil contro l’archiviazione

Carlo Gregori
Formaldeide a Villa Fiorita La Cgil contro l’archiviazione

Il pm: «Non c’è reato. Nessuna prova del legame tra le condizioni della palazzina e i problemi di salute lamentato dai lavoratori». Il sindacato farà opposizione

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Non è stata trovata prova di un legame tra le condizioni di lavoro dentro l’immobile e i successivi problemi di salute di chi ci lavorava. Con questa spiegazione, dopo anni di indagini e una decina di consulenze tecniche, il pm Claudia Ferretti ha chiesto l’archiviazione del fascicolo sul caso di Villa Fiorita, l’edificio dell’Ausl di via Cairoli da poco ristrutturato al centro di un clamoroso caso di esposizione a prodotti nocivi, secondo i lavoratori. Proprio la Cgil, che aveva sostenuto la loro battaglia mobilitando il personale dell’Ausl e arrivando a un’ora di sciopero, ora si oppone all’archiviazione. Il sindacato sostiene che non ci sono ragioni sufficienti per ritenere chiuso il caso che vede indagato un tecnico Ausl difeso dall’avvocato Andrea Mattioli. Il giudice Andrea Romito si è riservato di decidere.

La chiusura del fascicolo comporta infatti il mancato riconoscimento di una responsabilità penale ed eventualmente civile della direzione generale Ausl per quanto riguarda suoi dipendenti che accusano problemi di asma, secondo loro legati a sostanze respirate a Villa Fiorita. Già l’Inail si era espressa in questi termine non riconoscendo la malattia invalidante a fini previdenziali.

L’ex Villa Fiorita, un tempo clinica privata, era passata nel 2005 all’Ospedale di Sassuolo Spa, che ha come socio di maggioranza l’Ausl di Modena. La palazzina di via Cairoli era stata svuotata e sottoposta a lunghi lavori di ristrutturazione ad opera della Villa Fiorita Immobiliare Srl. Lavori terminati nel 2015 con una inaugurazione e l’apertura di servizi e laboratori del Distretto sanitario di Sassuolo. Dopo un po’ di tempo per chi ci lavorava sono iniziati i primi disturbi e malori: mal di testa, bruciori alle vie respiratorie, irritazioni, lacrimazioni e soprattutto attacchi di asma. I dipendenti lamentavano sempre più spesso i malesseri e nel marzo 2015 hanno segnalato il disagio alla Medicina del lavoro e ai loro rappresentanti alla sicurezza che hanno a loro volta girato una segnalazione al Servizio di Prevenzione e Protezione Ausl.

Il sospetto, ormai evidente, era che nell’edificio ci fosse la presenza di sostanze tossiche, soprattutto di formaldeide.

Di fronte alla lentezza dei dirigenti Ausl a intervenire, la Cgil Fp aveva indetto un’assemblea nella quale 50 dipendenti avevano espresso le loro preoccupazioni per la salute di chi lavorava dentro Villa Fiorita. Il sindacato è dovuto arrivare a indire un’ora di sciopero nel giugno 2015 contro le spiegazioni rassicuranti della direzione: si sosteneva che tutto andava bene e che i valori della formaldeide risultavano in calo stando ai campionamenti.

Infatti la direzione generale Ausl aveva avviato un suo controllo affidando l’incarico al centro Ricerche Ambientali della Fondazione Maugeri . In poche settimane i tecnici milanesi hanno svolto quattro campionamenti che hanno portato a rilevare una presenza significativa di formaldeide. A questo punto la vicenda è finita sotto l’attenzione dell’opinione pubblica modenese.

L’Ausl ha dovuto preparare un piano di spacchettamento dei servizi e degli ambulatori aperti solo due anni prima e suddividerli tra l’ospedale nuovo e quello vecchio in via Cavallotti. Una misura temporanea che ha portato a un ulteriore opera di risanamento e, nel 2017, al ritorno dei servizi. A cominciare dal Consultorio Familiare.

Ma i dipendenti che avevano lavorato a Villa Fiorita inquinata da formaldeide continuavano a soffrire di asma. Di qui la loro richiesta di riconoscere la malattia invalidante contratta in quel luogo e l’esposto della Cgil alla Procura. —

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