«Mio figlio mi diceva “sceriffo” Adesso sa che è senso civico»
«Mio figlio, all’inizio quando aveva voglia di farmi un po’ arrabbiare, mi prendeva in giro e mi chiamava “lo sceriffo”. Io brontolavo perché è proprio quello che non sono».
Andrea, impiegato, si spiega: «Noi che facciamo parte dei gruppi di controllo del vicinato non siamo, come a volte viene scritto per semplificare, delle sentinelle. Nessuno ci ha arruolati, non abbiamo orari o obblighi di sorta. Abbiamo solo un po’ di senso civico perché cerchiamo di dare una mano e cerchiamo soprattutto di provare a rendere più dura la vita ai ladri, in modo assolutamente non pericoloso. Nessun ladro ci verrà mai a dire che ha saltato questa o quella via perché ha capito che c’era un certo controllo, ha visto che erano state montate inferriate, che a aveva “sentito” che qualcuno lo aveva notato mentre passava con la macchina. Non lo sapremo mai se sia o meno andata così, ma ci proviamo. Facciamo, piuttosto che “piangere” e basta».
«Sono entrato in questo gruppo - prosegue Andrea - perché partecipai in aprile all'assemblea in cui si parlava di sicurezza e dei gruppi di controllo. Mi è sembrato subito utile. Io lavoro, sono fuori dal Villaggio Zeta e torno verso sera, ma mi guardo attorno quando posso. Giorni fa c’era una Lancia Y con due persone mai viste. I due stazionavano, poi tornavano, forse hanno passato anche una notte in auto. La Municipale, grazie alla nostra segnalazione, è intervenuta: erano due sbandati con predenti e sono stati allontanati». Walter è da sempre attivo in loco, sia nel comitato locale, che nel gruppo di controllo e ci tiene a separare bene obiettivi e finalità. «Il gruppo - dice - non ha colore politico, si basa esclusivamente sulla volontà di “fare un occhio” o ciò che ci circonda. Un mio amico affacciandosi al balcone ha visto ladri arrampicarsi in pochissimo tempo: si è reso conto che bisogna arrivare a prevenire il loro arrivo, a creare le condizioni per la sicurezza di tutti». —
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