Gazzetta di Modena

Modena

FEDERCONSUMATORI ALL’ATTACCO 

«Era solo marketing estremo Mai più cliniche come questa»

C.G.

L’associazione segue 5 pazienti mentre Cgil cura i dipendenti I medici devono essere pagati «Sono società mirate al profitto dove le cure sono secondarie»

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I pazienti e i dipendenti di Ideasorriso sono uniti nel denunciare in pubblico un gestione che Federconsumatori critica aspramente. Il problema generale, è stato spiegato da esperti, è la mancanza di rispetto per ogni legittima concorrenza da parte delle catene dentistiche sia per la loro spregiudicatezza oltre ogni regola nel pubblicizzarsi, sia perché propongono materiali a costo di acquisto dagli odontotecnici o addirittura sottocosto, facendo credere che ci sia un risparmio, mentre si tratta spesso di specchietti per allodole. Lo scopo è far firmare finanziamenti. Come anticipato dalla Gazzetta due settimane fa, Ideasorriso ha chiuso lo scorso mese a Modena dopo il rapporto dell’Ausl e l’ordinanza del sindaco per gravi carenze: mancava un direttore sanitario, i ferri non erano sterilizzati perché l’autoclave era rotta e in uno sgabuzzino veniva stoccato il materiale di risulta. Questo, ha specificato ieri Marzio Govoni, presidente di Federconsumatori Modena, è solo l’aspetto igienico-sanitario che ha portato alla chiusura, anche se il caso Ideasorriso non è automaticamente assimilabile ad altre catene simili. «Non era una struttura sanitaria ma un’attività commerciale basata sul marketing più spinto. Più che cure dentistiche si proponevano attività commerciali facendo sottoscrivere finanziamenti nello stesso studio. Si proponevano interventi non necessari. Da noi si sono rivolti già cinque pazienti che hanno subito danni. Tutti avevano sottoscritto un finanziamento a un piano di cure prima di sottoporsi alle prestazioni. E quando Ideasorriso è entrata in crisi, si sono trovati a dover pagare migliaia di euro già finanziati senza terminare le cure pattuite». Ideasorriso fa capo a una società padovana, la Mingardi Dental Service nata nel 2017; se a Ravenna la filiale era stata chiusa dalle autorità, a Modena ha subito un identico destino mentre a Bologna sono state sospese le sedute. «Spero che qualcuno si preoccupi di togliere a Mingardi e famiglia ogni possibilità di esercitare ancora in questo Paese - ha aggiunto Govoni - sappiamo di conversazioni incredibili: allo studio si negava il medico perché non si erano raggiunte prestazioni sufficienti; si annullavano le sedute perché il medico costava più del guadagno». —

C.G.

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