La casa dell’eccidio diventa un museo dell’orrore nazista e unisce due popoli
Domani l’inaugurazione dell’edificio restaurato della “Buca” Vi furono trucidate sei persone. L’ha finanziato la Germania
Un luogo simbolo dell’orrore più nero che diventa memoriale di pace capace di unire i due popoli da cui discendono vittime e carnefici. Poche inaugurazioni hanno valore così alto e simbolico come quella in programma domani dalle 9 a Susano presso la “Buca”, povera abitazione contadina teatro di un eccidio nazista (nell’ambito della strage di Monchio che il 18 marzo 1944 fece 136 morti) che ancora sconvolge per la sua brutalità.
La casa subì l’irruzione di una truppa della divisione “Hermann Göring” che sfigurò a colpi di pallottole le sei persone all’interno, inermi: Delia Albicini in Marastoni e i suoi figlioletti di otto e dieci anni, un orfanello di tre e due anziani coniugi.
Orrore nell’orrore l’esecuzione dell’orfanello, che era scampato ai bombardamenti in pianura ed era stato condotto a Susano con l’intenzione di metterlo al riparo: fu lanciato in aria e poi bersagliato dalle pallottole. Si conosce solo il suo nome, Carlo, che ancora oggi nell’elenco delle vittime figura come “Carlo di N.N.”.
RINASCITA DALL'ORRORE
Già negli anni '60 nacque l’idea di trasformare il casolare in un sacrario, ma non si concretizzò mai.
Il sindaco Fabio Braglia dall’inizio del suo primo mandato riprese in mano l’idea, con l’obiettivo di farci «non un museo ma un luogo di memoria». Emblematico il titolo del progetto: “Finalmente una luce si è accesa”, tratto dal toccante inno musicato dal maestro della banda Ottavio Piacentini su parole di Patrizia Dignatici. Luce legata alla verità giudiziaria emersa con la condanna degli ufficiali nazisti ancora in vita grazie al lavoro fatto da Marco De Paolis, oggi procuratore generale militare, e all’avvocato Andrea Speranzoni.
La tessitura della tela per l’opera è stata lunga e paziente, ma ha portato i suoi frutti: il 18 marzo 2017, in occasione dell’anniversario, l’ambasciatore tedesco (a Roma) Stefan F.M. Schneider firmò l’intesa per realizzare il primo stralcio con un contributo di 250mila euro da parte della Germania (100mila dall’Italia). Ed oggi l’edificio è pronto: la vecchia casa (che stava collassando) è stata demolita nei mesi scorsi ed è sorto un nuovo fabbricato che ne riproduce fedelmente le fattezze.
In attesa della fase 2 per l’allestimento interno, domani in occasione del 75° anniversario verrà salutato questo primo traguardo con schiera di ospiti, tra cui lo stesso De Paolis, il parlamentare tedesco Lars Castellucci, Marina Biagi (presidente Fondazione Marco Biagi), il prefetto Paba, il generale di Corpo d’armata Amedeo Sperotto (comandante delle forze operative Nord) e il colonnello Fabrizio Ghiretti (col picchetto d'onore dell'Esercito). Domenica alle 9 al Centro servizi del Parco Santa Giulia, l’insediamento del comitato scientifico per l’allestimento del memoriale, seguito alle 10.30 dall’inaugurazione del “Campo della neve rossa” realizzato dagli Alpini in piazza a Monchio.
Lunedì poi a Modena, in occasione della sua visita, il presidente Mattarella incontrerà in forma privata i famigliari e gli orfani delle vittime. Stasera intanto dalle 21 a Costrignano ci sarà la Via Crucis sui luoghi della strage. —
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