«È un’opera che insegna civiltà e rispetto»
L’assessore Bosi risponde alle critiche: «Non è l’interpretazione dell’accoglienza, ma una riflessione sul viaggio»
Il monumento dedicato al viaggio e ai migranti che andrà a ridisegnare la Porta Nord della stazione dei treni fa già discutere ancora prima di essere inaugurato. “Le pietre per parlare”, appunto: questo il titolo dell’installazione di Andrea Capucci, realizzata grazie al contributo di 17 artisti.
Dopo le anticipazioni di ieri e il dibattito aperto da diversi sindaci, da Mario Conte di Treviso a Matteo Ricci di Pesaro, oggi l’amministrazione comunale torna a spiegare il senso di una scelta «lontano dallo scontro politico e ricco di ragionamento e senso civico», spiega l’assessore alle pari opportunità Andrea Bosi.
«Leggendo quello che ha dichiarato il sindaco di Trevciso - ha commentato lo stesso Bosi riferendosi a frasi tipo «forma di esibizionismo e strumentalizzazione» - sono rimasto esterrefatto per lo scarso senso delle istituzioni che dimostra il sindaco Mario Conte. Noi non ci permettiamo di giudicare la scelta amministrativa di nostri colleghi. Possiamo non condividerne le ragioni politiche, ma oltre non andiamo. Qui andiamo invece ben al di là della dialettica e non siamo certo noi a strumentalizzare una scelta che è stata meditata del tempo».
Bosi non ci sta: «Nel merito il sindaco non ha assolutamente colto il senso e il significato dell’opera. E un momento di riflessione sul significato del viaggio, non l’apologia di qualcosa. È un momento di approfondimento sul migrare, sulla storia della nostra terra, in arrivo e in partenza ogni giorno per centinaia di persone. La foga del sindaco di Treviso ha interpretato in modo incauto il significato di quello che i modenesi potranno vedere nelle prossime settimane».
La scelta del luogo non è in discussione: «Quello è il luogo simbolo del viaggio non avendo noi un porto o un aeroporto. Non si tratta di una scelta improvvisata, ripeto, ma meditata e pensata».
Bosi però torna sul dibattito, perchè non vuole sentire parlare di scontro di fronte alla scelta di dedicare al viaggio un monumento: «Poco importa di quale orientamento politico sia, le parole di una istituzione devono sempre essere pensate in base alla posizione che si occupa - dice riferendosi sempre al sindaco di Treviso -Anche perchè qui siamo di fronte a un atto tutt’altro che politico».
E non accetta nemmeno la motivazione elettorale: «Chi pensa questo ha frainteso completamente il senso: non siamo di fronte ad una presa di posizione rispetto al tema dell’accoglienza o agli argomenti ad essa correlati. È una riflessione sul significato del viaggio che parte da dei fatti: prender, partire e abbandonare la propria terra. Quante volte lo abbiamo sentito? Quante volte lo abbiamo vissuto magari anche sulla nostra pelle. E allora pensiamo a tutti quelli che intraprenderanno un viaggio, dedicando a loro uno spunto, una riflessione, un’emozione. Si chiama civiltà e rispetto non battaglia politica». —
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