Previste dismissioni per blindare il prestito sociale
Il Piano si basa su simulazioni di stress test per sostenere l’ipotetica uscita di un’enorme quantità di somme versate dai soci prestatori
BOLOGNA. L’incontro di Coop Alleanza 3.0 con la stampa ieri aveva la finalità di evidenziare che, a chiusura del triennio post fusione, ora il colosso della grande distribuzione è pronto per razionalizzare tutta la propria attività e tornare alla redditività dopo un bilancio 2017 in perdita di 37 milioni. La fusione aveva d’altra parte determinato anche la distrazione dal core business della cooperativa per puntare su altri ambiti: ora uno degli elementi caratterizzanti del Piano 2019-2022 sarà la focalizzazione sulla vendita al dettaglio. Fra gli interventi già realizzati va segnalata la semplificazione della governance ereditata dalla fusione di Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest e Coop Estense con i poteri fondamentali concentrati fra gli stessi Turrini e Alemagna. Poi l’avvio degli investimenti in e-commerce con l’iniziativa EasyCoop per la spesa on line e la politica di franchising, affidando il marchio ad altri imprenditori per avere una maggiore presenza sui territori. Il d.g. Alemagna ha analizzato le difficoltà attuali di tutto il mercato della grande distribuzione organizzata, sottolineando le due diverse velocità fra Nord e Centro rispetto al Sud, oltre alla frammentazione del mercato fra tanti player, l’eccesso di promozioni rispetto ad altre realtà europee e lo scarso utilizzo del marchio per prodotti realizzati da società terze (private label). Alemagna ha anche individuato la copertura del fabbisogno per realizzare il Piano strategico, stimato fra i 3 e i 3,5 miliardi di euro: liquidità e titoli equivalenti potranno coprire da 2 a 2,5 miliardi mentre le dismissioni di asset non strategici potranno garantire da 1 a 1,5 miliardi. Dismissioni già in atto, per esempio pompe di carburanti e farmacie, e che ora riguarderanno anche altri ambiti. Ma la caratteristica straordinaria di Coop Alleanza 3.0 è data dai 400mila soci prestatori che hanno depositato 3,9 miliardi di euro nelle casse della coop: il prestito sociale. E su questo punto il presidente Turrini ha detto e ripetuto che il Piano strategico è stato ideato prendendo a modello gli stress test delle banche, con simulazioni anche dieci volte più pesanti rispetto a quanto avviene per le banche: «Abbiamo voluto ipotizzare - ha detto Turrini - che un’enorme quantità di prestito sociale possa uscire dalle nostre casse. Non avverrà ma ora il prestito sociale è addirittura blindato». —
S.TURC.
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