«Rainone diceva io vi sotterro che neanche vi trovano...»
L’omicidio di Ugo e Breno Bertarini. Racconto choc della moglie dell’imputato «Avevamo tutti paura di lui». E i carabinieri portano le registrazioni delle minacce
«Io vi sotterro che neanche vi trovano». In un clima tesissimo, protetta da una barriera di legno che la divideva dagli sguardi del marito imputato di duplice omicidio, Rossana Bertarini ha raccontato ieri alla Corte di Assise, presieduta dal dottor Angelo Gin Tibaldi, i mesi d’inferno della sua relazione, ormai naufragata, con Angelo Rainone.
Le parole che, con grande dolore la donna ha riferito, sono quelle delle minacce contro lei e la sua famiglia. Quelle che ricordava e quelle che invece ha anche registrato, su consiglio del legale che la seguiva dopo la separazione. «Ci siamo sposati nel 2010. Avevamo avuto il primo figlio nel 2001, il secondo nel 2013», ha raccontato la donna, parlando di una degenerazione dei rapporti, anche con suo padre Ugo e con lo zio Breno, presi di mira continuamente da Rainone.
«Tra un po’ è finita e mi levo tutti dai coglioni», sono le parole dirette a Breno, documentate dall’accusa, pochi giorni prima del duplice omicidio commesso con decine di colpi di roncola nell’azienda agricola di famiglia, all’alba del 26 febbraio 2018.
«Mi diceva se non trovi da lavorare vai a fare la puttana», ha proseguito la moglie, descrivendo i mesi difficili, le denunce, anche per stalking, quella che pochi giorni prima del delitto aveva innescato un procedimento penale che purtroppo non è arrivato in tempo.
«Facciamo i conti, troia di merda», raccontano le registrazioni che con puntiglio e meticolosità sono state descritte alla Corte dal maresciallo Costantino del Reparto investigativo di Modena. Una testimonianza suffragata da immagini video (necessarie a tradurre la parlata campana di Rainone e quella in dialetto zocchese degli interlocutori), nelle quali compare anche il figlio piccolo, vittima di un disagio evidente nelle lamentele che si ascoltano. Perché i carabinieri hanno fatto ascoltare alla Corte quelle registrazioni, in parte ambientali e in parte telefoniche, che la famiglia Bertarini stava raccogliendo.
«Mio padre era terrorizzato», ha aggiunto Rossana, ricordando che Ugo viveva solo nell’azienda di via San Giacomo, dove fu ritrovato cadavere con il fratello.
«L’ho cercato al telefono tutto il giorno 26, non rispondeva. In quei giorni nevicava, così l’indomani sono salita in azienda con mio figlio grande. Al nostro arrivo c’era una turbina fuori, e il suo portone aperto. Ho chiamato mio padre in casa, non rispondeva, sono andata nella stalla e quando abbiamo liberato la porta dalla neve e ho recuperato il cane che stava scappando sono entrata. E ho visto mio padre, lì per terra, esanime, e mio zio di fianco, in una pozza di sangue...». Durante l’udienza a Rossana sono anche state mostrate le immagini della videosorveglianza, che hanno immortalato in più punti il furgone bianco in uso a Rainone, andare e venire alla mattina presto il giorno del duplice delitto. « Riconosce questa persona alla guida», ha chiesto il pm Lucia De Santis alla testimone.
«Sì, è mio marito». —
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