“Italia in Comune” fa i conti per provare a costruire la lista
C’era anche Federico Pizzarotti a chiudere il convegno sulla legalità organizzato da Enza Rando e Roberto Adani: «In campo per la democrazia»
«La lotta alla mafia è anche lotta per la democrazia, e per questo tutti noi possiamo e dobbiamo fare qualcosa per combattere la criminalità organizzata». A dirlo è stata Enza Rando, legale dell’associazione “Libera contro le mafie”, intervenuta ieri sera all’incontro pubblico sul “Caso Aemilia e le infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna - situazione, problematiche e prospettive” a palazzo Europa. Il convegno, organizzato dal movimento “Italia in comune”, è stato chiuso dal suo fondatore, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, intervenuto dopo l’onorevole Serse Soverini e il coordinatore modenese di “Italia in comune”, l’ex sindaco di Vignola Roberto Adani.
Una corsa contro il tempo quella del movimento, che sta cercando di mettere insieme una lista che si posizionerà nel centrosinistra ma sarà indipendente: a caccia di firme e a caccia di nomi per poi uscire allo scoperto con un candidato sindaco. ma la sfida non è semplice. Intanto si ragiona di temi: «Aemilia ci ha detto tanto del radicamento delle mafie in questi territori - ha spiegato l’avvocato Rando - ma non c’è solo quel processo: da “Black Monkey” in giù, sono tante le inchieste e in generale i fatti che ci “raccontano” delle infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna e a Modena». Del resto, ha fatto notare il legale di Libera, «quando le condotte corruttive e mafiose si mettono insieme, usurpano risorse e danneggiano tutti noi: per questo il problema riguarda tutti, e tutti noi dobbiamo mettere in campo gli strumenti che abbiamo per contrastare le mafie, a partire dalla formazione». Partendo dall’affermazione di don Luigi Ciotti sulla legalità come strumento per raggiungere la giustizia, il coordinatore provinciale di “Italia in comune” ha fatto notare che «legalità significa giustizia, che è anche e giustizia sociale. Perché se ci pensiamo - ha aggiunto Adani - la mafia non avrebbe potuto infiltrarsi nell’Emilia Romagna di mio padre, un contadino per il quale il lavoro era più importante della ricchezza. A un certo punto della nostra storia, però, abbiamo perso di vista i nostri valori: non ci siamo più accontentati di stare bene, di progredire in benessere da una generazione all’altra. Abbiamo voluto diventare ricchi, in fretta e bruciando tappe e risorse, senza preoccuparci di lasciare nulla alle generazioni future. Ma mentre il benessere si tramanda di padre in figlio, per diventare ricchi in fretta c’è una sola scorciatoia: l’illegalità. Solo l’illegalità - ha fatto notare Adani - consente alle persone di diventare ricche velocemente a discapito di una massa di persone che diventano sempre più povere». L’ex sindaco di Vignola ha quindi fatto notare che «ci siamo rivolti alle mafie e le abbiamo aperto le porte delle nostre aziende per avere scorciatoie sempre più brevi verso la ricchezza: ecco perché la battaglia per la legalità è la battaglia per recuperare i nostri valori, il nostro benessere, quel capitale sociale che è sempre stata la forza di questa regione». —
L.G.
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