Strade al veleno? La Regione minimizza
Arpae sostiene che le acque non risultano inquinate e l’avvocato sconsiglia di costituirsi parte civile al processo di domani
Le strade al veleno? Una inchiesta senza riscontri. È la sostanza di quello che pensano la Regione, l’Arpae e soprattutto i legali cui Bologna si era affidata per acquisire la documentazione del processo. Il risultato è che l’Emilia Romagna non si costituirà parte civile al procedimento penale che si apre domattina a Venezia, con l’udienza preliminare fissata da giudice e richiesta dal magistrati della Dda di Venezia, che ha coordinato l’inchiesta, in particolare dei carabinieri Forestali di Rovigo.
Con una missiva di qualche giorno fa ai Comuni - anche a quelli che avevano già deliberato di costituirsi parte civile - la Regione ha fatto sapere la sua posizione, di fatto lasciando intendere che quella poteva essere la posizione migliore.
Partiamo da Arpae Modena. L’agenzia in una mail indirizzata il 14 marzo ai Comuni modenesi coinvolti nell’inchiesta. Anzi, Arpae liquida la questione spiegando che nel periodo 2013-2017 nei corpi freatici della pianura di Ferrara, Bologna e Modena sono stati effettuati 581 campionamenti di acque sotterranee che non hanno evidenziato “variazioni statisticamente significative”.
Insomma, non ci sono nelle acque le sostanze pericolose - nichel e dintorni - che l’inchiesta riteneva presenti in eccesso nei conglomerati preparati dalle aziende indagate, così da far rimanere quei conglomerati non materie prime, ma rifiuti pericolosi.
Arpae poi ha consegnato ai Comuni la documentazione legale della Regione che per ora «rimanda ad eventuali sviluppi», rinunciando a costituirsi. E tra gli atti di valutazione, oltre alle analisi Arpae, c’è soprattutto la relazione di uno studio legale incaricato, che anzitutto dubita della possibilità in astratto di costituirsi, aggiungendo che «non è assolutamente chiaro quali sarebbero le conseguenze dannose per l’ambiente della collocazione dei materiali di cui si tratta nei singoli siti dove la collocazione è avvenuta».
Non solo: «Dal fascicolo processuale non è dato comprendere se e quali accertamenti siano stati svolti dai singoli Comuni e in caso positivo con quali esiti». Inoltre, lo studio legale ha contattato quello dei difensori dei tre indagati, che hanno spiegato come le aziende abbiano fatto fare controlli loro dopo l’inchiesta, concludendo che il conglomerato “concrete green” ha valori di piastra idonei, che i clienti hanno continuato ad avere fiducia nelle aziende indagate e a servirsene, e che il Comune di Verona dove hanno sede le aziende dopo i suoi accertamenti ha chiuso la pratica senza alcun provvedimento. Il legale della Regione conclude così che «non esistono i presupposti che giustifichino una costituzione di parte civile». —
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