Lezioni di cucina dietro le sbarre Cuochi in carcere come insegnanti
Progetto ministeriale, 73 mila euro con volontari e Comune Teoria e pratica riservati alle 35 donne detenute a Sant’Anna
Il riscatto sociale dietro le sbarre? Può passare anche attraverso le cucine del carcere, con lezioni di cucina da parte dei cuochi dei ristoranti modenesi.
È questa l’idea forte che ha spinto il Comune a partecipare al bando promosso dal governo Gentiloni due anni fa e che oggi è diventato un progetto finanziato con 73 mila euro, che mette insieme chef e associazioni di volontariato, con la convinta adesione di Federica Dallari, da un mese direttrice del carcere di S.Anna.
«Stiamo iniziando a contattare le donne che si trovano qui, poco più di trenta - conferma quest’ultima- Con questa iniziativa vogliamo dare un’opportunità in più una volta fuori dal carcere. Ci mettiamo il cuore e la speranza; se è vero, come è vero, che il nostro lavoro deve servire a restituire alla società persone migliorate, allora è giusto sviluppare capacità che possono essere spese anche sul mercato del lavoro, anzichè lasciare che le persone passino le giornate guardando il muro».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Stefano Corghi del Consorzio Modena a Tavola: «Sarà una bella scommessa ma sono sicuro che ne vale la pena. Ho sempre sostenuto che occorre uscire dalle cucine e aprirsi alla città, alla nostra comunità; per questo stiamo pensando di rilasciare un attestato a fine corso che certifichi le capacità, in modo da renderle riconoscibili e spendibili in cucina». «Anche nelle celle si cucina - aggiunge Paola Cigarini, storica animatrice del gruppo Carcere Città - Dunque proviamo a mettere insieme qualcosa che accomuna tutti, come il cibo, mettendo insieme persone che vengono da diverse culture, religioni, nazioni ed esperienze personali. Ci si scopre e si dialoga, a partire dalla conoscenza dei prodotti alimentari e delle tecniche di cottura».
Le lezioni di cucina inizieranno dopo Pasqua, un lunedì alla settimana, nella cucina del carcere. Si passerà dalla parte teorica, dall’igiene alla conservazione, con spiegazioni sull’utilizzo delle varie parti di verdure, carni e pesci, alla parte pratica ai fornelli. I cibi saranno consumati dalle corsiste. Da questo punto di vista sarà fondamentale il recupero della cucina della sezione femminile del Sant’Anna, già ferma dal 2012, riservata alle 35 detenute, che si trova dalla parte opposta rispetto alle sezioni maschili. Entusiasta l’assessore Irene Guadagnini: «Il progetto aiuta l’integrazione con la città, si è classificato al terzo posto a livello nazionale».All’iniziativa partecipano anche il Centro Documentazione Donna e la Casa delle Donne contro la violenza.
Gli esperti che aderiscono come docenti sono Stefano Corghi, Giovanni Cuocci, Marco Messori, Lorenzo Rossetto, Laura Poli, Anna Maria Barbieri, Ibtissam Meghribia e Barbara Astolfi. —
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