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la cerimonia 

Lorenzo Biagi: «Da Mattarella grande segnale»

Lorenzo Biagi: «Da Mattarella grande segnale»

«Ringrazio il Presidente  venuto a commemorare mio padre, una persona che ha pagato con la vita il lavoro che svolgeva»

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La presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Modena alla fondazione intitolata a Marco Biagi, alla vigilia del 17° anniversario dell'uccisione del giuslavorista, è stata molto apprezzata dalla famiglia. «È stato un grandissimo onore avere il presidente Mattarella alla fondazione a Modena. Ha usato parole molto belle privatamente con mio fratello Francesco e mia madre», riferisce Lorenzo Biagi a margine della commemorazione che si è svolta ieri a Bologna.

«Penso che anche in un momento di grande tensione per il nostro Paese a livello politico, il fatto che il Presidente sia voluto venire a ricordare mio padre è stato un bellissimo segnale di unità per ricordare una persona che ha pagato con la vita il lavoro che svolgeva» ha aggiunto il figlio del giurista ucciso dalle Br.

Lorenzo Biagi, figlio, oggi 30enne, di Marco Biagi, il giuslavorista bolognese ucciso 17 anni fa dalle Brigate Rosse, ha affrontato anche il tema della scorta negata al apdre. Il 19 marzo 2002 Marco Biagi stava rientrando a casa in bicicletta dalla stazione (arrivava da Modena, dove insegnava all'Università) quando sotto al suo appartamento, nel pieno centro di Bologna, fu affrontato e ucciso da un commando terrorista. Era consulente del ministero del lavoro per le politiche occupazionali. «Mio padre morto - ha detto Lorenzo Biagi, alla commemorazione - perché non aveva la scorta, perché gli stata tolta colpevolmente, dal novembre 2001, ed morto per quello: avesse avuto la scorta sarebbe ancora qui con me e con la sua famiglia».

Lorenzo Biagi è anche molto amareggiato dalle polemiche sulla scorta, che riguardano, a volte, personaggi come Roberto Saviano. «Penso - ha detto - che quando una persona corre pericoli reali e gravi come Saviano debba assolutamente essere protetta, avere la scorta, lui come tanti altri, cosa che anche mio padre avrebbe dovuto avere. Chi aveva il dovere di dargli la scorta ha commesso un gravissimo errore e avrà un peso sulla coscienza molto grande. Io non provo rabbia nei confronti di nessuno, nemmeno degli assassini, anche se non li perdono, penso che debbano fare i conti con la propria coscienza». —

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