Modena. Zia e e nipote precipitati: «Corpi caduti a distanza di pochi secondi»
Tragedia di largo Montecassino: la rivelazione dell'inquilino del secondo piano. "Ho sentito due tonfi distinti". Nel quartiere nessuno riesce a darsi pace. Un’anziana del palazzo: «Silvia? Persona splendida, è stata una disgrazia». Oggi l'autopsia
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MODENA. È stata la giornata dei fiori per Silvia e Giacomo. Non per l’una o per l’altro, per entrambi. Coppie di fiori, mazzi o vasi, poco importa. A portarli sempre donne. «Solo chi ha sofferto così tanto può capire questo dolore», ha detto una donna commossa dopo aver appoggiato un vaso di fiori. La zia 47enne e il nipote di 5 anni restano uniti in questa tragedia angosciante e che non dà scampo alla ragione, quale che sia la ricostruzione che se ne può dare.
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LA RIVELAZIONE. In questa indagine per suicidio-omicidio condotta dalla pm Maria Angela Sighicelli, ieri si è aperto uno squarcio su cosa è accaduto grazie alla testimonianza di un residente del palazzo bianco di undici piani in largo Montecassino. È rimasto a casa sconvolto per un giorno intero. Si chiama Mauro Mazzoli, abita al secondo piano proprio sopra il punto di caduta dei due corpi. E l’ha raccontato a Carlotta Dessì, la giornalista inviata a “Pomeriggio 5”, collegata dal palazzone mentre trasmetteva anche la giornalista Elena De Vincenzi per “La vita in diretta” di Rai Uno. Domenica pomeriggio poco prima delle sei e mezza Mauro sente un tonfo improvviso. «Un rumore fortissimo - spiega - tipico della caduta di un corpo fisico. Mia moglie ha osservato che qualcuno sopra di noi faceva confusione. Ho fatto in tempo a replicare che il rumore veniva da sotto quando si è sentito un secondo tonfo identico. Ma non ho sentito grida». Poco dopo Mauro è uscito di casa, come ha raccontato ieri, ed è salito in auto. «Avevo però parcheggiato col muso in avanti e quindi non ho visto che alle mie spalle, dietro la fioriera, c’erano due corpi. L’ho saputo solo dopo».
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QUEI SECONDI IN PIU'. Cinque o sei secondi. Nessun grido disperato. Cosa significa? Sicuramente Silvia Pellacani e Giacomo non sono precipitati insieme, come si pensava. Infatti, secondo un calcolo della Medicina Legale la caduta dal decimo piano per ciascuno dei corpi ha richiesto dai tre ai quattro secondi. Resta quindi un intervallo di due secondi. È quindi probabile che prima sia precipitato Giacomo, seguito da Silvia dopo il primo impatto.
"UNA DISGRAZIA". Ma nel quartiere ieri tantissimi hanno ribadito che non credono che Silvia fosse una «pazza» (come detto dalla cognata, madre di Giacomo) o depressa. Tanti, soprattutto al bar Nevada di via Vaciglio frequentato da Silvia, la difendono a spada tratta ricordando che era lucida, gentile, disponibile, e, anche se di indole solitaria, aperta a tutti. «È stata una disgrazia», tagliano corto in tanti.
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"SILVIA ERA SPLENDIDA". E di questo è convinta anche la vicina di casa, Glorianna, 84 anni, lucidissima: «Silvia era il massimo che si può chiedere a un vicino. Sempre disponibile, soccorrevole, pronta ad aiutare. Dicono che era sola. E allora? Anch’io sono sola, ma non significa essere depressi. Quella tragedia è stata una disgrazia. La conoscevo troppo bene. È possibile che suo nipote si sia sporto dalla balaustra e sia caduto e che poi sia caduta lei».
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IL ROSARIO. Ieri gli amici della famiglia hanno recitato un rosario nella chiesa di San Francesco.
L'AUTOPSIA. Oggi si terrà l’autopsia sui corpi di Silvia e di suo nipote Giacomo. L’incarico è stato dato al medico legale dottoressa Anna Laura Santunione. Si tratta di accertamenti dovuti, ha spiegato il procuratore Lucia Musti, proprio per la modalità della vicenda: è importante trarre tutte le possibili informazioni da un’analisi non solo anatomopatologica ma tossicologica e dei tessuti. Se non altro per fugare ogni dubbio. Pare infatti accertato che - già a un primo controllo superficiale dei corpi - non ci siano tracce sul piccolo Giacomo di violenze precedenti alla caduta. Nulla fa pensare a un gesto omicida precedente al lancio nel vuoto.
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LE INDAGINI. Sarà invece importante capire le condizioni della zia al momento della tragedia: per questo gli esami del laboratorio tossicologico daranno risposte precise. Solamente al termine degli accertamenti sarà possibile riconsegnare le due salme ai familiari per i funerali e le sepolture. Le indagini dei carabinieri intanto proseguono senza alcuna novità. Dopo i controlli nella casa della tragedia e del telefonino di Silvia, non è emerso nulla di significativo.
Resta quindi aperto l’aspetto più inquietante della vicenda: la mancanza di ogni messaggio di Silvia che rivendichi una scelta suicida e omicida. In questa fosca vicenda non ci sono né bigliettini né video. Un fatto anomalo ma che potrebbe indicare una decisione immediata, impulsiva nel gesto omicida oppure qualcos’altro, come una disgrazia (ipotesi però accantonata dagli investigatori). Il pm Maria Angela Sighicelli è intenzionata ad andare fino in fondo tenendo ferma l’ipotesi che non sia stata una disgrazia—
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