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karim franceschi a migliarina  

Combatte contro l’Isis «Siamo i partigiani del nuovo millennio»

S.A.
Combatte contro l’Isis «Siamo i partigiani del nuovo millennio»

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«Sono cresciuto ascoltando le storie partigiane di mio padre che mi raccontava dei sorrisi dei compagni. Questi ricordi si sono riaccesi quando mi sono trovato alla fine del 2014, ad assistere alla battaglia di Kobane».

Karim Franceschi oggi ha 30 anni. Quando ne aveva 25 nè partito per la Siria. Ben presto si rese conto che non voleva essere un semplice attivista politico. La gente gli diceva che c’era bisogno di combattere per la liberazione del popolo curdo. E Karim non si tirò indietro: imbracciò le armi e iniziò a combattere, fondando anche un battaglione internazionale a favore del popolo curdo. «E della libertà - specifica Franceschi, originario di Senigallia, che ieri sera ha presentato il suo libro “Non morirò stanotte” all’Arci di Migliarina - Amici sono morti combattendo. È fondamentale comprendere la lingua. Uno dei caduti non aveva compreso il comando di abbassare la testa perché stava arrivando un cecchino. Potrei raccontare storie che strappano il cuore, come quella di un padre e di un figlio, entrambi combattenti. Il figlio ha perso la vita: ho cercato di convincerlo a interrompere di combattere per andare al suo funerale».

«Alcuni ci definiscono folli e forse lo siamo - prosegue Franceschi, riferendosi anche alle numerose prese di posizione dopo la morte in Siria di Lorenzo Orsetti, impegnato nella lotta contro l’Isis - Quando arrivai in Siria, a 25 anni, decisi di dare il mio aiuto. E l’unica ragione per cui Kobane resistette fu che arrivavano tanti volontari, tanti giovani come me che lottarono insieme ai curdi per realizzare la costruzione della democrazia. Per lottare contro l’Isis che nelle donne curde dalle lunghe trecce vede una minaccia inaccettabile».

La soluzione al problema curdo ,secondo Franceschi, è su scala internazionale. «L’Europa deve scrollarsi di dosso la Turchia - conclude Karim - invece di fare trattati con il regime di Erdogan. Serve un intervento della comunità internazionale per riconoscere l’autonomia del popolo curdo». —

S.A.

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