Il barista, il fabbro e il tatuatore Il turco di alto profilo criminale
Nel gruppo operavano quattro italiani e due stranieri Al bar Eternity il centro riunioni dove organizzare i tragitti E c’è chi è finito in carcere
Avevano quasi tutti un lavoro che garantiva qualche entrata economica, non certo paragonabile all’imponente business che il turco Ramazan Sayman aveva architettato, coinvolgendo a vario titolo Antonino Calabrò e i sodali. Sayman, ufficialmente metalmeccanico, con qualche precedente per reati contro il patrimonio è il capo, l’uomo dall’alto profilo criminale che ha contatti in Turchia, Grecia, Germania. È il regista della traffico di persone e dal suo telefono dà indicazioni ai “taxisti” su come muoversi. Al suo pari siede Calabrò, originario di Taurianova (Reggio Calabria), titolare del bar Eternity dove il gruppo organizza le riunioni operative e dove si snodano alcune delle trattative più complesse. Calabrò è descritto come personaggio privo di scrupoli, tanto che per aumentare il numero di migranti da intrudorre illegalmente in Italia si attiva per acquistare un peschereccio. E il suo tramite è Francesco Giampietro, appassionato di tatuaggi, che si interessa per ricercare la barca. Un investimento che non avrà seguito ma su cui tutti erano d’accordo. E se Salvatore Di Clemente, ufficialmente fabbro, ma piuttosto attivo nei viaggi tanto da coprire praticamente in giornata tutta l’Italia, dal Brennero fino a Brindisi, mostra qualche lato umano quando non vuole abbandonare alcuni ragazzini al freddo, c’è chi trascorrerà alcuni giorni in carcere in Grecia pur di inseguire un facile guadagno. È il caso del giovane Anderson Borghi, fermato dalla polizia ellenica. Al suo posto lavorerà anche Celil Tarhan, domiciliato a Rio Saliceto e protagonista con Di Clemente di un rocambolesco tentativo di superare la frontiera tra Grecia e Albania venendo respinto più volte. —
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