Tratta dei migranti Il blitz ha fermato un florido traffico: 19 famiglie in attesa
L’organizzazione pianificava altri viaggi della speranza Tensioni nel gruppo per una soffiata alla polizia greca
Se non fossero intervenuti i carabinieri di Carpi la tratta umana organizzata da Ramazan Sayman e Antonino Calabrò sarebbe continuata “senza soluzione di continuità”. In due mesi di intercettazioni gli uomini del capitano Iacovelli hanno invece delineato l’associazione a delinquere, bloccando i viaggi della speranza di decine di famiglie turche. Perché se le indagini hanno potuto individuare almeno una trentina di persone disposte ad entrare illegalmente in Italia, quanto dice Sayman pochi giorni prima della conclusione delle intercettazioni appare ancora più inquietante.
«Questa settimana... prossima... ci sono 19 famiglie», svela ad un autista che sta cercando di coinvolgere nei viaggi dalla Grecia a Carpi. «Guarda, ci sarà continuamente... tutte le settimane... se non entrano nove, entrano cinque sei ogni mese, ogni settimana... appena ricevo le chiamate entra cinque, sei...». E che il 40enne turco avesse numerosi contatti lo certifica anche un’altra telefonata che gli arriva dalla Germania da parte di un interlocutore sconosciuto, ma che ambisce a ricongiungersi con la moglie e la figlia: affare che non andrà in porto perché il tedesco vuole delle recensioni di altri immigrati, ma Sayman non gli dà i contatti poiché - dice - di averli cancellati. E ci può anche stare vista la volontà di non lasciare tracce dell’attività illecita.
Carcere e fidanzata
Chi si preoccupa di oscurare ogni possibile indizio è però soprattutto Calabrò, che più volte invita i suoi interlocutori a non parlare al telefono di affari. Non gli danno però particolarmente retta tanto che è proprio dalle conversazioni che gli investigatori sono stati in grado di definire la portata criminale e le strategie del gruppo. Calabrò, che si dice estraneo a ogni accusa, è anche una sorta di padrino putativo per Anderson “Pablo” Borghi, il più giovane del gruppo e l’unico che ha trascorso alcuni giorni in carcere in Grecia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Significativo è l’impegno del calabrese 45enne quando scopre dell’arresto: è lui ad attivarsi, tramite un contatto in Grecia, per trovare un avvocato a Borghi ed è sempre lui a gestire i rapporti con il padre del ragazzo, preoccupato di capire cosa stia accadendo. Addirittura inventa una visita ad una ragazza pur di dissimulare la situazione “precaria” del 22enne che andrà a poi a recuperare alla stazione dei treni di Carpi una volta che ha fatto rientro in Italia.
LE LITI INTERNE
Come in ogni organizzazione ci sono screzi. Il più grave e che inclina i rapporti è quello che vede da una parte Sayman e Salvatore Di Clemente e dall’altra Calabrò. I primi due hanno organizzato un viaggio, ma il fabbro di Matera viene fermato in Grecia e chiamato per nome dalla polizia mentre ha in auto quattro migranti con un documento irregolare. C’è il sospetto che a Igoumenitsa sia arrivata una soffiata e l’indice cade su Calabrò, che ambiva a recuperare la vettura sequestrata a Borghi nell’occasione dell’arresto. Non vi sono risultanze investigative al riguardo, ma la tensione tra i correi è piuttosto alta.
GLI interrogatori
Questa mattina i sette arrestati saranno ascoltati dal gip dottor Andrea Romito, che sostituisce il giudice titolare dell’inchiesta, dottor Alberto Gamberini. Gli interrogatori di garanzia si terranno in carcere per i cinque indagati detenuti e in tribunale per i due finiti ai domiciliari. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google