Gazzetta di Modena

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il parere dell’esperto. parla il prof. galeazzi 

«Un’iniziativa importante per uscire dall’isolamento»

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Gian Maria Galeazzi, professore associato di psichiatria presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze dell’Unimore spiega che «la maggior parte delle persone che hanno una preferenza omosessuale, lesbica o bisessuale o sono gender non conforming (che cioè non si riconoscono nel consueto ruolo di genere corrispondente al loro sesso biologico) ne sono già ben consapevoli a quell’età. Com’è noto, questa fase, l’adolescenza, è già ricca di prove, di scoperte, di esperienze che sono a volte tumultuose, fonte di grandi entusiasmi e gioia ma anche non di rado fonte di grandi sofferenze. È un’età in cui si affrontano scelte importanti, si inizia a capire che il mondo intorno a noi può offrire tante possibilità ma anche ostacolare i nostri sogni e progetti. È un’età “complicata” per definizione. Gli adolescenti lgbt hanno un problema ulteriore: quello di avvertire una preferenza sessuale minoritaria rispetto alla maggioranza della popolazione e di subire quello che la letteratura chiama proprio “minority stress”, cioè un maggior stress esistenziale dovuto all’appartenere ad una minoranza che subisce delle discriminazioni. In Italia come in molte parti del mondo ci sono ancora pregiudizi, discriminazioni e violenza contro le persone lgbt, e tutto ciò è avvertito anche dall’adolescente che scopre di appartenere a un gruppo discriminato. Questo inserisce un ulteriore problema in un’età già abbastanza travagliata e iniziative come quelle dei ragazzi del Liceo Sigonio sono molto importanti perché aiutano ad uscire dall’isolamento, a condividere la consapevolezza che è assolutamente normale essere lgtb e che “uscire allo scoperto” con genitori, parenti e amici è nella maggior parte dei casi liberatorio, un’esperienza di crescita e di sostegno. Del resto proprio grazie al coming out sappiamo che le persone lgtb ci sono in tutti i gruppi sociali, e ci sono sempre più role model lgtb positivi. Il fatto di uscire dall’isolamento rafforza infatti un senso di appartenenza a una comunità, che può aiutare a superare il “minority stress” che a volte è molto grave e, seppur di rado, può portare anche a delle tragedie. Non essere da soli è importante per affrontare il giudizio molto negativo che proviene da certe parti della società per una caratteristica intima della propria identità, come la preferenza sessuale, che una persona sente presente in sé e che non può cambiare. Naturalmente, circa l’utilizzo di un social ci sono pro e contro. La dimensione social permette agevolmente di comunicare con il gruppo di pari, ma certo conta anche il tipo di contenuti che vengono postati, il livello con cui viene affrontato il tema, che non necessariamente però deve essere serio, o meglio, serioso, ma che dovrebbe sempre rispettare sensibilità e differenze. Complessivamente l’iniziativa mi sembra un’iniziativa splendida e originale; se serve a condividere delle esperienze di coming out credo che sia un’esperienza molto lodevole e di cui rallegrarsi. La nostra Scuola di Specializzazione di Psichiatria Unimore ha appena pubblicato un articolo che mostra proprio come il minority stress delle persone lgbt possa portare e ripercussioni in termini di benessere, mancate occasioni e infelicità, e l’iniziativa degli studenti del Sigonio ha il potenziale di aiutare a contrastare questi effetti negativi. Mi complimento con loro». —

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