«Via Emilia Est e Giardini: le ciclabili sono deludenti»
L’architetto e professore conosce la città: «Ho apprezzato le pedonalizzazioni ma per fare il salto occorre portare la qualità anche in periferia: serve coraggio»
«Al prossimo sindaco di Modena - spiega il professor Federico Zanfi, associato di urbanistica al Politecnico di Milano - chiedo di unire gli assessorati ai Lavori pubblici e all’Urbanistica. Sarebbe una rivoluzione, perché a Modena non si è mai verificato un abbinamento simile, oltre che una garanzia per realizzare in futuro opere pubbliche meglio inserite nel contesto».
Zanfi, modenese, è esperto di urbanistica e viabilità - materie che si tengono insieme, spiega in questa intervista - e la sua consulenza è stata richiesta da varie amministrazioni pubbliche e private. Non ultimo il Comune di Modena, con il quale per un periodo ha collaborato insieme ad altri docenti ed esperti milanesi ed emiliani.
Zanfi, lei propone di unire due assessorati importanti come Urbanistica e Lavori pubblici sotto un’unica regia, perché?
«Perché alla città servono progetti più integrati, opere che rispondano simultaneamente a esigenze di mobilità sostenibile, di qualità urbana e di adattamento ai cambiamenti climatici. Anzi, servirebbe un ufficio apposito per coordinare i ruoli di tutti gli assessorati coinvolti in tali progetti. Non si tratta di programmare nuove opere, ma di fare in modo diverso le tante infrastrutture già programmate e annunciate. Senza spese aggiuntive».
Partiamo dalla mobilità: da questo punto di vista che città siamo?
«Quello relativo alla mobilità è uno dei nostri problemi principali. Lo possono constatare tutti i cittadini, ogni giorno».
In che senso?
«La città è stata costruita negli anni del boom pensando a una mobilità individuale automobilistica. Questo modello, sorpassato, è un’ipoteca sul futuro e sull’attrattività di Modena perché ha implicazioni negative sulla vivibilità dei suoi spazi urbani. Soprattutto, per le categorie meno protette: ne va della qualità della vita e pure della percezione della sicurezza».
Addirittura la sicurezza e la sua percezione?
«Sì, le decisioni urbanistiche e quelle sulla mobilità incidono molto sulla vivibilità dell’ambiente urbano. Pensi ai bambini in età scolare o agli anziani in quarta età. Per questi cittadini le strade attuali sono impraticabili, appunto siamo a parlare di salubrità, di autonomia e, appunto, di sicurezza. Un tema, quest’ultimo, che una parte della politica come vediamo capitalizza poi a modo suo».
Che fare?
«Occorre ridare centralità alla strada come spazio accogliente per tutti, iniziando a spostare investimenti sulla costruzione di spazi dedicati a pedoni e ciclisti. Occorre ricucire e infoltire una trama di percorsi tra quartieri residenziali e scuole, parrocchie, polisportive, centri di quartiere, luoghi della cura. Se cala la propensione ad accompagnare in auto bambini e anziani grazie alla diffusione di percorsi sicuri e confortevoli, cala la congestione. Non è solo mobilità: è una politica di welfare e di qualità urbana».
Dove sono a Modena i problemi in questo senso?
«Ho apprezzato alcune pedonalizzazioni realizzate in centro storico, ma il problema sta nella periferia e nella semiperiferia novecentesche. La qualità va portata lì. Nelle riflessioni sul nuovo PUG - il nuovo Piano Urbanistico Generale ndr - abbiamo immaginato delle dorsali ciclabili dal disegno rettilineo che colleghino le aree produttive e le zone residenziali, percorsi veloci e separati rispetto all’automobile. Si diffonde tra l’altro la bicicletta a pedalata assistita, che permette di spostarsi su distanze sempre maggiori. È poi necessario dare bellezza e gradevolezza a queste strade con nuove alberature, sempre più necessarie per il comfort termico della città. Per questo sono rimasto deluso dalle opere realizzate in via Emilia est, via Giardini, via Barozzi e Porta nord: serve una maggiore integrazione anche con le politiche del verde urbano. Superiamo l’approccio settoriale, magari attraverso un nuovo ufficio di raccordo».
Cosa dovrebbe fare?
«Oltre alle opere per la nuova mobilità, di cui abbiamo già detto, vedrei almeno altri tre grandi linee di mandato. Anzitutto un’epocale riforma del patrimonio del welfare come le scuole, i parchi, le biblioteche, le polisportive, i centri commerciali di quartiere, innovando le tipologie e aprendo a nuovi usi civici, anche culturali. Poi, un’agenzia di scopo per l’ammodernamento tipologico ed energetico del patrimonio residenziale e produttivo privato, integrando la mediazione già svolta da Agenzia Casa con pacchetti di ristrutturazione agevolati, sviluppati in collaborazione tra Comune e operatori edili evoluti. Infine, la piantumazione di tanti nuovi alberi, dentro e fuori la città, necessari per la mitigazione del calore estivo e per l’attenuamento di rumori e polveri, soprattutto lungo la tangenziale».
Il percorso relativo al nuovo piano urbanistico in arrivo può essere utile in tal senso?
«E’ una grande occasione. Ma oltre la deliberazione recente avvenuta in Consiglio comunale, serve il coraggio di andare avanti». —
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